In duemila per l’ultimo saluto a Silvio

Il 18enne investito e ucciso, in chiesa la mamma si sente male. I messaggi degli amici del liceo Saffo: «Sarai sempre con noi»
ROSETO. A volte le parole sono troppo misere per raccontare un dolore. Quello di una mamma straziata per un figlio che non c’è più, quello di tanti ragazzi costretti da un momento all’altro a guardare in faccia la morte dell’amico: perchè quello che prima era adesso diventa altro.
E quell’altro sembra quasi di poterlo toccare con mano ai funerali di Silvio Sorgentone, investito e ucciso a 18 anni mentre attraversava la strada dalla macchina guidata dal ventenne vicino di casa. Quell’altro è nelle migliaia di persone che affollano chiesa e piazzale a Santa Lucia di Roseto (più di duemila), nei messaggi letti dagli amici del liceo linguistico Saffo, nei ricordi scanditi da lacrime e singhiozzi. Perchè a quell’età la morte è un inaccettabile imprevisto nell’affollata quotidianità fatta di sogni e progetti. Come i viaggi che a Silvio piacevano tanto. «Erano la tua passione», è uno dei passaggi dei messaggi letti in chiesa, «avresti voluto conoscere tutto il mondo».
Perchè non è vero che la morte è sempre uguale: qui siamo tutti madri e padri pronti a condividere il dolore nel vano tentativo di esorcizzarlo. Pronti ad abbracciare mamma Nada che si sente male più volte, papà Gianni che stringe l’altra figlia, questi genitori che affidano ai sacerdoti le parole più giuste per ringraziare le amministrazioni comunali di Roseto e Morro d’Oro, i tantissimi che in questi giorni ci sono stati, ma soprattutto tutti i ragazzi del liceo scientifico Saffo che il loro Silvio frequentava con passione e che quest’anno lo avrebbe visto conseguire la maturità. E allora ci sono le parole dei compagni e di un cugino che ricordano la sua voglia di sapere, di vivere «di mangiarsi la vita».
E poi ci sono le parole, belle da togliere dal fiato, che uno di loro gli dedica: «Per noi sempre sarai e noi per te sempre saremo». E ancora i ricordi da tenere stretti nel tentativo di lenire un dolore che toglie il respiro: «Sembra ieri che giocavamo con i Gormiti, che mi regalavi i tuoi. Nessuno ti dimenticherà, vivrai per sempre in tutti noi». E poi ancora ricordi sussurrati e urlati al microfono, progetti futuri condivisi in un post, in una frase lasciata sul diario, in uno sguardo pronto a diventare qualcosa di più. Ragazzi improvvisamente diventati più grandi dei loro 18 anni. «Dovrebbero essere gli alunni a salutare per sempre gli insegnanti ma oggi non è così» dice un docente arrivato insieme a tanti altri per l’addio a questo 18enne investito a pochi metri dalla sua abitazione dal ragazzo vicino di casa.
Poi per Silvio un ultimo lungo applauso con i palloncini bianchi e blu lasciati volare dai suoi tanti amici, quelli che tra qualche anno scopriranno il mondo anche per lui.
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