In pericolo turismo e servizi capisaldi dell’economia teramana

L’economista D’Amico: «Necessari sostegni immediati ma è anche basilare favorire gli investimenti» Appello alla classe dirigente teramana: aumenti la capacità decisionale per agganciare la ripresa
TERAMO. Emergenza coronavirus: economia teramana sorvegliata speciale. Il fragile sistema produttivo teramano ha bisogno di contromisure per reggere l’impatto del forte rallentamento. E’ l’estrema sintesi dell’analisi di Luciano D’Amico, ordinario di economia aziendale e rettore emerito dell’Università di Teramo.
Quali possono essere i contraccolpi per l’economia teramana?
«Ha una maggiore incidenza di turismo e servizi rispetto alle altre province e sono entrambi settori colpiti duramente», esordisce D’Amico, «questo significa che nel Teramano bisogna cercare di affrontare questo problema con un approccio immediato, di medio e di lungo termine. Nell'immediato assistiamo all’azzeramento dei ricavi mentre è impossibile azzerare i costi: questo comporterà delle perdite a fine anno ma soprattutto delle tensioni finanziarie che si produrranno con maggiore immediatezza. Da qui ben venga l'intervento del governo che pone dei tamponi finanziari innanzitutto con le moratorie sul rimborso dei mutui, il rinvio scadenze pagamenti e cosi via». Nel medio termine, e questo interessa la parte manifatturiera del sistema produttivo, bisogna stare attenti a non perdere quote di mercato: concorrenti di altri Paesi, secondo l’economista, sono pronti ad acquisire gli spazi lasciati vuoti: quote che le impresa hanno impiegato anni ad acquisire e si perdono in 15 giorni».
E, per il lungo termine, è prevedibile una rivoluzione nel modo di lavorare.
«Dopo che è stato provato, anche con relativo successo lo smart working», aggiunge il docente, «è difficile che si voglia tornare come prima. E' un fattore positivo. Penso ai servizi: quando imprese e pubblica amministrazione si renderanno conto per forza, visto che lo stanno facendo ora, che è possibile mettere a disposizione meno spazi perchè si lavora da casa e i lavoratori che non si devono spostare possono conciliare meglio la vita privata con le necessità di lavoro è probabile che questa modalità venga utilizzata sempre di più. E le imprese devono essere pronte. Ad esempio all'Università si verificano fenomeni inediti: le lezioni a distanza sembrano avere numero studenti frequentanti superiore a quello degli studenti presenti in aula. E questo consentirà di ripensare ad alcune funzioni tradizionali, in questo caso la didattica».
Prevedibilmente dopo il rallentamento ci sarà una ripresa. Il Teramano sarà in grado di agganciarla?
«Nel lungo periodo è prevedibile lo sforzo per un'azione di rilancio che si può iniziare a intravedere, basata su un grande sviluppo degli investimenti. Ma ci sono due rischi: il primo rischio, che è globale, è che questo sforzo di investimenti sarà finanziato a debito e non a fondo perduto e il debito pubblico prima o poi qualcuno dovrà pagarlo. Per questo suono preoccupanti le voci che spingono verso una espansione di debito e che festeggiano allentamento dei vincoli di bilancio. Il secondo rischio, tipicamente teramano, è che per investire bisogna decidere, anche nel caso gli investimenti vengano finanziati dalla spesa pubblica e a debito. E sulla capacità di decisione la classe dirigente teramana non ha mai brillato molto. Se in Cina in 12 giorni costruiscono un ospedale, noi da anni stiamo discutendo se e dove farlo: questo auspico che cambi, altrimenti correremo il rischio di ritrovarci come cittadini più debito pubblico e di non essere stati in grado di utilizzarlo per rilanciare l'economia».
D’Amico paragona, in generale, questa crisi al campanello che annuncia la fine della ricreazione. Perchè ci ricorda quanto siano importanti le competenze a tutti i livelli: «sanitario, del decisore politico e di quello imprenditoriale e questo riguarda la classe dirigente in generale e ci deve indurre a selezionarla e a vedere cosa chiedere in futuro. Non è un caso che dal dibattito politico siano scomparsi», fa notare, «temi e personaggi strampalati. I primi e improvvisati, i secondi che hanno occupato grande spazio negli ultimi mesi. E' finita la ricreazione perchè la gravità dei problemi che dobbiamo affrontare richiederà anche impegno, tenacia e capacità di lavoro. E penso soprattutto ai giovani che si troveranno alla fine di questa crisi a fronteggiare una situazione economica più compromessa e un fardello di debito pubblico che graverà soprattutto sulle loro spalle. E' il momento che riprendano il destino nelle proprie mani ricordandosi di essere abruzzesi, che pur con i limiti di tutte le generalizzazioni, significa avere una predisposizione alla resistenza alle avversità e forse anche capacità di trasformare quella che generalmente chiamiamo testardaggine in tenacia. E' nelle loro mani la capacità di trasformare un momento di crisi in un’opportunità di crescita, che può derivare da questo scossone che non lascerà nulla inalterato». (a.f.)
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