In piazza la rabbia degli sfollati: «Il premier Conte venga in città»

Manifestano solo i terremotati, assenti i cittadini e i parlamentari che hanno disertato l’incontro L’assessore regionale Fioretti: «I fondi per l’autonoma sistemazione saranno garantiti fino all’ultimo»
TERAMO. Ieri in piazza Martiri la rabbia e l’amarezza degli sfollati era palpabile. Perché a quasi tre anni dal sisma la ricostruzione, a Teramo, è ferma al palo. Ed è per questo che al termine dell’assemblea pubblica, promossa dallo sportello sociale Usb e dal centro politico Santacroce, gli organizzatori della manifestazione hanno chiesto alle istituzioni presenti di lavorare insieme per la convocazione, proprio a Teramo, di un tavolo di confronto con il premier Giuseppe Conte e il sottosegretario Vito Crimi. «Devono venire a Teramo, perché il problema è qui», ha detto Davide Rosci dello sportello sociale, «e per questo proponiamo la convocazione nella nostra città di un tavolo con il premier Conte e il sottosegretario Crimi. Il sindaco ci appoggia in questa proposta e chiediamo ci appoggi anche la Regione».
A confrontarsi con il sindaco Gianguido D’Alberto, il commissario Ater Nicola Salini e l’assessore regionale alle politiche sociali Piero Fioretti erano un centinaio di sfollati, la maggior parte di Colleatterrato, quartiere che rischia lo spopolamento. Pochi se si pensa ai numeri ricordati dal sindaco: quattromila sfollati, con circa mille nuclei familiari assistiti con il contributo di autonoma sistemazione, ai quali si aggiungono le famiglie ospitate nelle strutture ricettive. In piazza, comunque, mancavano soprattutto i cittadini, così come i parlamentari teramani e abruzzesi, pur invitati a partecipare. «Ognuno di noi deve fare la propria parte», ha sottolineato Rosci, «quindi prima convocheremo un’altra assemblea e quando ci sarà il tavolo ci dovremo essere tutti, non solo gli sfollati, ma tutta Teramo, anche quelli che oggi stanno in giro a passeggiare». Gli sfollati presenti, comunque, non hanno perso l’occasione per far sentire la propria voce e chiedere tempi rapidi per la ricostruzione delle proprie case, soprattutto quelle classificate B e certezze sul contributo di autonoma sistemazione. Ma non solo. Perché hanno voluto sapere anche quante fossero le abitazioni classificate E e chiesto, alla luce di schede Aedes incongrue, se ci fosse la possibilità di nuovi sopralluoghi della protezione civile ed eventualmente di una riclassificazione degli immobili. Sul tavolo anche l’assegnazione delle case della Regione, per le quali a oggi sarebbero arrivate poco più di una decina di domande. Perché la paura degli sfollati è quella di una “deportazione”, come l’hanno definita. «Mio figlio disabile mi chiede in continuazione quando potrà tornare a casa», ha detto un signore a margine dell’incontro, «e non so cosa rispondere». A cercare di dare risposte chiare agli sfollati il sindaco D’Alberto, che ha fatto il punto sul decreto Sblocca cantieri, al cui interno «al momento non ci sono le modifiche che avevamo chiesto», sottolineando l’impossibilità di dare dei tempi se non si semplificano le norme sulla ricostruzione pubblica. D’Alberto che ha spiegato come gli immobili classificati in E siano 380, in merito alle preoccupazioni degli sfollati sull’assegnazione delle case acquistate dalla Regione ha ribadito che «si tratta di una misura temporanea e in emergenza perché la priorità resta la ricostruzione e far rientrare i cittadini nelle proprie case». Rassicurazioni sul contributo di autonoma sistemazione sono invece arrivate dall’assessore Fioretti, che ha assicurato che «i fondi saranno garantiti fino all’ultimo momento e fino all’ultima persona che resterà fuori casa».
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