In quattromila senza stipendio per mesi

10 Luglio 2020

Sono i dipendenti delle aziende artigiane teramane che non hanno mai preso la cassa integrazione durante il lockdown

TERAMO. Vivono in silenzio una situazione di grave difficoltà economica. Sono i dipendenti delle piccole aziende artigiane che non hanno mai preso la cassa integrazione per il periodo del lockdown o hanno percepito solo una mensilità. Sono vittime dei tempi lunghi della burocrazia. Il problema in provincia di Teramo, dove il settore dell’artigianato rappresenta un pilastro del sistema produttivo, riguarda una larga fetta di popolazione: si tratta di circa 4.300 lavoratori impiegati in 1.250 aziende.
«Le aziende artigiane», spiega il segretario generale della Cgil di Teramo, Giovanni Timoteo, «sono iscritte al fondo bilaterale artigiano che fornisce una serie di prestazioni, e fra queste anche il sostegno al reddito. Le aziende, in sostanza, versano somme al fondo Fsba (Fondo solidarietà bilaterale per l'artigianato). Nella normalità se un’azienda ha difficoltà attinge a questo fondo che eroga direttamente la prestazione.I lavoratori artigiani, in questo periodo di emergenza Covid, potevano prendere i soldi dal fondo di solidarietà bilaterale, che però aveva risorse limitate». In Abruzzo sono arrivate richieste di 3.700 aziende per un totale di 14mila richiedenti. In provincia di Teramo sono 1.250 le aziende artigiane e circa 4.300 i lavoratori addetti. E così il fondo ha esaurito quasi subito le risorse che aveva a disposizione, date a chi è arrivato prima.
«Ora c'è un provvedimento del governo», continua il segretario della Cgil di Teramo, «il quale in sostanza dice che lo stesso alimenterà i fondi, trasferendo risorse fresche. Ma l’operazione avviene con lentezza in quanto il ministero eroga al fondo nazionale bilaterale che poi ripartisce le somme nei vari territori. Noi abbiamo fatto iniziative regionali e nazionali per chiedere un’accelerazione. È difficile rappresentare questi lavoratori, che sono frammentati sul territorio». Lavoratori che non hanno la "forza" della massa delle imprese più grandi: sono due-tre per azienda. «È indispensabile il trasferimento in tempi immediati delle risorse», incalza il sindacalista. «Ci sono lavoratori che devono ancora prendere gli stipendi di marzo, aprile e maggio. C'è chi non ha preso ancora una lira. Una situazione drammatica che va recuperata al più presto. I lavoratori di queste imprese sono ormai allo stremo. Oggi è sempre di più un problema primario la tutela delle persone: non lasciare le persone indietro, non lasciarle sole. E per fare questo bisogna attivare in maniera rapida questo trasferimento di risorse economiche».
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