In salvo i tesori artistici custoditi a Sant’Agostino

Nella chiesa lesionata già dal 2009 e che attende ancora i lavori di ripristino Recuperati dipinti del ’700, il paliotto d’altare e parte dell’organo a canne
TERAMO. La brutalità del terremoto li ha esposti alle intemperie e al rischio di sciacallaggio. Così, per mettere al riparo i tesori artistici conservati da oltre due secoli nella chiesa di Sant’Agostino, in pieno centro storico, ieri mattina si è mosso un pool di esperti. Nell’omonima piazza su cui affaccia l’edificio settecentesco, ma le cui origini risalirebbero al XIV secolo, sono arrivati i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale, una squadra dei vigili del fuoco, tecnici delle sovrintendenze regionali archeologica e architettonica e volontari di Legambiente. Sotto gli occhi del parroco della cattedrale don Aldino Tomassetti, che si occupa anche della chiesa di Sant’Agostino, hanno rimosso dall’abside e dalle pareti delle cappelle laterali i reperti più preziosi.
L’operazione ha permesso di salvare innanzitutto il paliotto posizionato sotto l’altare, simile ma meno noto e pregiato del gemello custodito in duomo, e sette dipinti realizzati intorno alla metà del ’700 su commissione di importanti famiglie dell’epoca. Tra le tele recuperate ci sono quelle raffiguranti il santo a cui è dedicata la chiesa e vari episodi della vita di Maria: dalla presentazione al tempio all’immacolata concezione, fino all’assunzione in cielo. Il pool di esperti e volontari ha anche prelevato una parte dell’antico organo a canne distrutto dal crollo della volta lungo la navata centrale. L’intervento, però, dovrà essere completato nei prossimi giorni con l’ausilio di un mezzo che consentirà di raggiungere gli spazi interni più in alto da dove smontare quel che resta dell’imponente strumento musicale.
I beni artistici messi in sicurezza sono stati affidati in custodia alla sovrintendenza che li conserverà in deposito in attesa del ripristino della chiesa. A primavera, infatti, dovrebbe partire l’intervento da un milione di euro per la riparazione dei danni subìti dalla struttura nel terremoto dell’Aquila. Ci sono voluti sette anni per pianificare l’intervento, gestito dalla sovrintendenza ai beni architettonici, che se fosse stato più tempestivo, avrebbe evitato gli ulteriori danneggiamenti e di fatto la distruzione dell’organo. Nel progetto è previsto anche il recupero della canonica e di altri spazi attigui che, con altri due milioni stanziati al 50% dalla Cei e chiesti alla fondazione Tercas, consentirà di allestire il museo diocesano.
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