In tribunale il contratto della Cona
Piano di rilancio del quartiere, chiesti i danni al Comune per un’area bloccata
TERAMO. C'è già un processo in corso per il contratto di quartiere della Cona. La citazione a giudizio da parte della società Icf Imresa carpenterie fondazioni non è la prima ricevuta dal Comune per l’intervento pubblico-privato di riqualificazione urbana, solo in parte realizzato nella zona. Una richiesta di risarcimento danni, infatti, era stata già presentata nel 2009 dall’Immobilare Gam proprietaria di un’area interessata dal progetto, occupata nell’aprile del 2006 ma per la quale la procedura di esproprio non è mai stata completata. Si tratta di un terreno compreso tra l’istituto per geometri e la strada che sale verso la contrada di Santa Chiara e Torricella.
L’area si trova di fronte al deposito dell’Arpa e doveva ospitare un tratto del percorso destinato a collegare tra loro le scuole del quartiere. Si tratta, in pratica, dello stesso intervento sospeso e mai realizzato per il quale la ditta appaltatrice, la Icf, ha chiesto al Comune 230mila euro di danni. In questo caso il risarcimento preteso dall’Immobiliare Gam ammonta a 180mila euro e si aggiunge alla richiesta di restituzione dell’area occupata dal Comune ormai dieci anni fa. L’ultima udienza si è tenuta a novembre e il giudice non ha ancora emesso la sentenza, ma il rischio che l’amministrazione debba sborsare l’indennizzo e riconsegnare al proprietario il terreno in questione è concreto.
Al momento dell’occupazione d’urgenza, infatti, secondo l’Immobilare Gam era ben avviata una trattativa per la vendita della porzione edificabile dello spazio, la cui estensione complessiva è di circa 5.500 metri quadri, a una ditta di autotrasporti che l’avrebbe trasformata nella propria base operativa con rimessa, uffici e locali adibiti a servizi vari. L’operazione avrebbe fatto incassare alla società proprietaria 270mila euro, ma l’intervento del Comune mandò in fumo l’affare. Su quel terreno doveva passare il percorso, finanziato dalla Regione con 550mila euro, che però è rimasto sulla carta perché lungo il tracciato vennero individuati cumuli di rifiuti.
Secondo il titolare della società che ha acquistato il terreno nel 2004, si tratta di inerti e di vecchi pneumatici, non di amianto, che solo l’amministrazione avrebbe potuto far rimuovere. Da quando è stata recintata, infatti, l’area è inaccessibile e nei dieci anni in cui è rimasta in questo stato i mucchi di spazzatura sono aumentati. (g.d.m.)
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