In un anno sparite più di 300 imprese

Ripresa lontana, in calo soprattutto confezioni, legno ed edilizia. Lanciotti: «Un piano Marshall per la provincia di Teramo»
TERAMO. Un’emorragia che non si arresta. E’ quella delle imprese, che in provincia di Teramo continuano a sparire. Il saldo delle imprese a fine 2015 parla di 30.682 aziende in provincia, più di 300 in meno dell’annus horribilis, quel 2014 che non ha lasciato scampo a molti. A peggiorare il quadro c’è una cifra che indica una minore dinamicità: se le nuove imprese nel 2014 sono state 2.235, nell’appena concluso 2015 sono state di meno, segno che la voglia di “fare impresa” è in calo. E proprio quest’ultimo fattore è un indicatore basilare della ripresa. Che dunque non c’è.
«Il dato conferma la difficoltà del tessuto imprenditoriale teramano che ancora non aggancia la ripresa», osserva Gloriano Lanciotti, direttore della Cna e vicepresidente della Camera di commercio, «i numeri sono meno negativi rispetto al 2014, ma non c’è una sufficiente e risolutiva inversione di tendenza».Fra i settori che nel 2015 hanno mostrato un segno negativo ci sono l’alimentare (408 attive, 8 iscritte e 21 cancellate), l’abbigliamento che comunque si conferma ancora dinamico (707 attive, 61 iscritte e 68 cancellate), il legno ( 195 attive, 7 iscritte e 12 cancellate). Anche l’edilizia ancora non ha una ripresa consolidata: su 1949 imprese attive, 51 sono le nuove iscritte e 128 le cancellate. In affanno anche il commercio al dettaglio: delle 4.512 aziende in totale, 217 sono le nuove iscritte ma 321 hanno chiuso. «Permane dunque», aggiunge Lanciotti, «una situazione di difficoltà. Dovremo immaginare il futuro della provincia di Teramo partendo dal progetto Riter, elaborato qualche mese fa nell’osservatorio provinciale dell’economia: ci vuole un piano Marshall per la provincia di Teramo con risorse certe e immediatamente disponibili. Ma bisogna fare in fretta, la Regione si sta muovendo ma bisogna fare iniezione di risorse forte, fortissima, di progetti e di programmi per tutta la provincia di Teramo. Il nostro è un tessuto imprenditoriale fatto di piccole e piccolissime imprese che va sostenuto». Lanciotti fa notare che hanno una dinamica negativa anche le imprese femminile, quelle giovanili e degli extracomunitari.
«La questione del credito rimane il primo problema: è difficile accedervi», dichiara, « c'è un problema di garanzie per le piccole aziende che hanno bilanci non positivi, per questo vanno ulteriormente finanziati i confidi possono dare garanzie. Poi occorre finanziare poli e reti di impresa, oltre a fondi specifici per l’internazionalizzazione, le start up e per innovazione. Il fatto che ci siano meno imprese iscritte al registro della Camera di commercio vuol dire che c'è più preoccupazione a fare impresa e a mettersi in proprio: in mancanza di risorse che aiutino lo start up l'imprenditore ha difficoltà a partire in questo scenario di crisi». Lanciotti torna a chiedere di finanziare il programma Riter, frutto di un lavoro a più mani di Camera di commercio, università, associazioni e Provincia. Infine una proposta «per le aree produttive desertificate, vedi Sant'Atto e Mosciano, solo per citarnel alcune con decine di capannoni dismessi: si potrebbe immaginare un'opera di riqualificazione, immaginando anche un cambio di destinazione d'uso, rivitalizzando le aree e prevedendo anche diverse attività da quelle industriali e artigianali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

