Inagibili 138 chiese teramane Chiesti 340 controlli urgenti

Si aggrava il bilancio dei danni agli edifici religiosi, molti centri senza spazi per le funzioni A Tossicia raccolta fondi per i restauri. Cerqueto, celebrazioni in un locale comunale
TERAMO. È sempre più pesante il bilancio dei danni provocati dal sisma al patrimonio religioso teramano. I dati del Cor, il centro operativo regionale che gestisce l’emergenza, per la provincia di Teramo fotografano una situazione ancor più grave rispetto a quella emersa subito dopo le forti scosse di agosto e fine ottobre. Sono 138 le chiese dichiarate inagibili soprattutto nell’entroterra, dove molte zone sono rimaste prive di uno spazio consacrato dove celebrare le messe e i riti in vista del Natale.
Imponente anche il numero dei sopralluoghi richiesti. Ammontano a 340, di cui il 68% sono stati smaltiti dai tecnici che fanno capo al ministero dei Beni culturale a cui spetta la competenza sugli edifici d’interesse storico e artistico. Nel bilancio del Cor le chiese controllate sono 231 e di queste appena 94 risultano utilizzabili. Per tutte le altre serviranno interventi di messa in sicurezza che richiederanno tempo e denaro.
Le disposizioni dettate dal vescovo Michele Seccia nell’ ultimo incontro con i parroci terremotati mirano al ripristino almeno di una chiesa nelle zone rimaste del tutto sguarnite. A questo scopo sono destinati i 300mila euro che la Cei ha stanziato per l’emergenza in diocesi. La somma andrà ripartita tra non meno di dieci edifici lesionati, per cui la quota massima assegnabile a ciascuno è di 30mila euro. In attesa del contributo, tra gli altri, è il sindaco di Tossicia Franco Tarquini per rimettere in sesto almeno una chiesa nella valle del Chiarino che risulta scoperta. «Lo stanziamento della Cei da solo non basterà», spiega, «per questo abbiamo avviato una raccolta fondi tra i cittadini per mettere insieme altri 15mila euro necessari». La chiesa madre di Tossicia, invece, è inaccessibile dal sisma del 2009. Per il suo recupero il ministero ha stanziato 1,1 milioni di euro, ma i lavori non sono ancora partiti. «Dovrebbero essere avviati in primavera», annuncia Tarquini, «ma qui la situazione è più che drammatica».
A Fano Adriano ha resisto al sisma solo la piccola chiesa di San Rocco, mentre le altre quattro sono inagibili. «A Cerqueto abbiamo messo a disposizione un locale comunale che fa parte di un circolo», fa sapere il sindaco Adolfo Morriconi, «dove vengono celebrate le messe per i cittadini di quella zona». Molto critica è anche la condizione della chiesa della Madonna del Soccorso nel centro storico di Penna Sant’Adrea. «La precarietà della struttura ci ha costretto a chiudere la statale 81», sottolinea il sindaco Serafino Serrani, «e a creare una deviazione per garantire i flussi di traffico». In compenso, però, la chiesa madre di Santa Giusta, ristrutturata dopo il terremoto di sette anni fa, ha assorbito bene le recenti scosse ed è in funzione. Ad Ancarano i problemi riguardano il centro storico ma i danni al patrimonio religioso sono stati contenuti. «La chiesa della Madonna della carità è inagibile dal 2009», chiarisce il primo cittadino Pierangelo Panichi, «sarà restaurata con i fondi della Regione nel Masterplan».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

