Incendia l’auto della figlia, la difesa: «Molti dubbi, scena da ripetere»

Silvi, l’avvocato dell’uomo finito a processo chiede al tribunale una simulazione dell’episodio «Impossibile identificare il volto dell’uomo dalle immagini delle telecamere, servono riscontri»
SILVI. È a processo con l’accusa di aver incendiato l’auto della figlia nell’epilogo di una presunta vicenda di maltrattamenti che, secondo la Procura, per anni avrebbe inflitto a lei e alla madre. Nel corso dell’ultima udienza la ragazza ha usato parole forti dicendo: «Quando i carabinieri mi hanno chiamato per dirmi che la mia macchina stava andando a fuoco ho subito pensato a mio padre». Ma la difesa dell’uomo, un piccolo imprenditore di Silvi, contrattacca e chiede al tribunale (udienza in corso davanti al giudice monocratico Domenico Canosa) di disporre un esperimento giudiziale. Ovvero la simulazione del fatto (ovviamente senza incendio) in una situazione controllata per accertare la dinamica. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Monica Passamonti, nella ricostruzione fatta dalla Pubblica accusa ci sarebbero molti aspetti da chiarire a cominciare sia da i tempi di percorrenza necessari per raggiungere il posto dove era parcheggiata la vettura e sia nelle immagini di alcune telecamere della zona che hanno ripreso la figura di un uomo che si avvicina. Uomo il cui volto, sostiene la difesa, non è assolutamente riconoscibile dai fotogrammi. E anche sull’acquisizione di quelle immagini la difesa solleva delle eccezioni a cominciare dal modo in cui sarebbero state acquisite. «L’acquisizione non è stata fatta correttamente perché non è stato un atto della polizia giudiziaria ma le immagini sono state consegnate da una delle parti offese», chiarisce l’avvocato, «per questo noi chiediamo la nomina di un consulente tecnico per stabilire se sono state acquisite correttamente o se c’è stata manipolazione».
L’uomo è accusato di maltrattamenti e danneggiamento seguito da incendio e all’epoca dei fatti (gennaio 2018) fu destinatario di una misura di allontanamento dalla cittadina adriatica successivamente revocata.
Inizialmente l’incendio della vettura, parcheggiata nel cortile interno di una palazzina, era sembrato un gesto vandalico. Per inquirenti e investigatori la svolta nelle indagini era arrivata proprio dalle immagini catturate dalle telecamere di alcuni sistemi di videosorveglianza della zona trovati dalla stessa figlia. Fotogrammi che per la Procura inchioderebbero l’uomo di Silvi a una pesante accusa: quella di aver incendiato la macchina alla figlia maggiorenne, gesto che, sempre secondo la Procura, sarebbe avvenuto nell’ambito di un particolare momento legato alla separazione della ex moglie e mamma della ragazza (qualche giorno prima, ha ricostruito l’accusa, ci sarebbe stata un’udienza). Per la difesa, però, ci sono ancora molti aspetti da chiarire sul coinvolgimento dell’uomo.(d.p.)
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