Incendia l’auto della figlia Papà di Silvi a processo

19 Settembre 2019

In aula il racconto della ragazza: «Per anni ha maltrattato me e mia mamma Con quel gesto ha voluto vendicarsi dopo che ho scoperto i suoi tradimenti»

SILVI. «Quando i carabinieri mi hanno detto che la mia macchina stava bruciando ho subito pensato a mio padre»: in un’aula di tribunale una ragazza di 23 anni racconta il suo inferno e le lacrime non fermano le parole. Sul banco degli imputati c’è il padre finito a processo con l’accusa di averle incendiato la vettura nell’epilogo di una storia di maltrattamenti che, secondo l’accusa, per anni avrebbe inflitto a figlia ed ex moglie. «Animato da un grave risentimento nei confronti delle due donne e in particolare della figlia», scrive il pm Silvia Scamurra nella richiesta di rinvio a giudizio, «ritenuta responsabile del naufragio del matrimonio per aver rivelato alla madre i suoi tradimenti».
È iniziato ieri davanti al giudice monocratico Domenico Canosa il processo a carico del 54enne di Silvi (difeso dall’avvocato Monica Passamonti) accusato di maltrattamenti e danneggiamento seguito da incendio e che all’epoca dei fatti (gennaio 2018) fu destinatario di una misura di allontanamento dalla cittadina adriatica successivamente revocata.
Inizialmente l’incendio della vettura, parcheggiata nel cortile interno di una palazzina, era sembrato un gesto vandalico. Per inquirenti e investigatori la svolta nelle indagini era arrivata dalle immagini catturate dalle telecamere di alcuni sistemi di videosorveglianza della zona trovati dalla stessa figlia. Fotogrammi che per la Procura inchioderebbero l’uomo di Silvi ad una pesante accusa: quella di aver incendiato la macchina alla figlia maggiorenne, gesto che, sempre secondo la Procura, sarebbe avvenuto nell’ambito di un particolare momento legato alla separazione della ex moglie e mamma della ragazza (qualche giorno prima, ha ricostruito l’accusa, ci sarebbe stata un’udienza).
A incastrare l’uomo, in particolare, sarebbero state delle macchie di calce sui suoi pantaloni lasciate nello scavalcare alcuni paletti di recinzione del cortile in cui si trovava la vettura della ragazza. E ieri, in aula, a ricostruire le indagini la testimonianza dell’ex comandante dei carabinieri di Silvi Antonio Tricarico. Successivamente è stata ascoltata anche la mamma della ragazza ed ex moglie dell’uomo imputato. Le due donne non si sono costituite parte civile.
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