Inchiesta fallimenti, la Procura: «Affari illeciti per 1,5 milioni»

I pm ipotizzano che i crediti deteriorati delle procedure transitassero su società estere di padre e figlio Oggi l’interrogatorio di Daniele Dell’Orletta, tra i 4 indagati ci sono un avvocato e un imprenditore
TERAMO. Un giro di affari personali che la Procura sostanzia in un milione e mezzo di euro provenienti da procedure irregolari: la maxi inchiesta sui fallimenti mette insieme i primi numeri in un fascicolo che punta a ricostruire meccanismi e dinamiche.
Dopo l’arresto (ai domiciliari) del commercialista Massimo Dell’Orletta e del 37enne figlio Daniele (che si è costituito rientrando da Londra dove vive e lavora nel mondo della finanza), la corposa indagine dei pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra definisce i contorni di quello che, secondo un’ accusa tutta da dimostrare, era diventato un consolidato sistema dalle norme infrante.
Ai due arrestati (ordinanza firmata dal gip Marco Procaccini) la Procura contesta le ipotesi di reato di interesse privato nel fallimento e peculato (un episodio). Quattro gli indagati tra cui anche un avvocato. Secondo l’accusa della Procura il 69enne commercialista di Roseto molto conosciuto in tutto il Teramano proprio nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale avrebbe svolto delle irregolarità nei cosiddetti piani di riparto nelle procedure seguite facendo acquisire a prezzi ridotti i cosiddetti crediti deteriorati delle banche a società a lui riconducibili attraverso la presenza del familiare. Società, alcune delle quali, avrebbero sede nei cosiddetti paradisi fiscali.
Questo pomeriggio è previsto l’interrogatorio di garanzia di Daniele Dell’Orletta, mentre per il padre l’avvocato difensore Fabrizio Acronzio ha annunciato ricorso al Riesame dopo che il gip ha respinto la revoca degli arresti domiciliari. «In base alle indagini della magistratura svolte anche nei confronti di altri soggetti coinvolti nella vicenda, un avvocato e un imprenditore», si legge in una nota del comando provinciale della guardia di finanza il cui nucleo di polizia economico- finanziario è stato delegato alle indagini, «sono state ricostruite alcune operazioni finanziarie ideate e attuate dal citato professionista nell'ambito di diverse procedure fallimentari iscritte al tribunale di Teramo. In particolare, è emerso che il professionista teramano, avvalendosi di società costituite ad hoc ubicate in Italia ed all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, nell'ambito delle predette procedure fallimentari, crediti deteriorati; successivamente, in virtù della propria posizione privilegiata di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, appositamente pilotata, ad assegnare a detti crediti un maggiore valore economico, incassando così, tramite le citate società, consistenti somme di denaro».
I crediti deteriorati o prestiti non performanti (in inglese non performing loans, Npl) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Si tratta in pratica di crediti delle banche (debiti per gli altri soggetti) per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l'ammontare dell'esposizione di capitale.
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