Incidente mortale, prosciolti due tecnici

Dipendenti della Provincia finiti a processo per un automobilista precipitato in una scarpata
TERAMO. Erano finiti a processo nella loro veste di tecnici della Provincia accusati dalla Procura «di non aver rilevato la mancanza di barriere di sicurezza lungo la strada provinciale 47 di Pagliaroli», la strada senza guard- rail su cui nel 2013 la macchina guidata da Antonio D’Ottavio, 34enne di Crognaleto, finì in una scarpata dopo un volo di 150 metri. Ieri mattina Piero Marinucci e Leo Di Liberatore, dirigenti addetti del settore manutenzione stradale dell Provincia, sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Franco Tetto al termine di una lunga istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati sentiti decine di testi. I due erano difesi dagli avvocati Lorenzo Di Antonio e Pietro Referza, mentre la parte civile (i familiari della vittima e del ferito) dall’avvocato Tommaso Navarra. Il pm d’udienza (il vpo Roberta Roccetti) aveva chiesto una condanna ad un anno e sei mesi ciascuno. Era il primo aprile del 2013 quando la macchina guidata da D’Ottavio, 34enne di Crognaleto, finì nella scarpata. Lui morì sul colpo, il passeggero che era con lui si salvò. L’incidente avvenne sulla strada provinciale 47/A in territorio di Cortino. Quel giorno conducente e passeggero erano reduci da un'escursione e stavano tornando a casa a bordo di un fuoristrada. A un certo punto il conducente perse il controllo del mezzo sull’asfalto reso viscido dalla pioggia caduta in precedenza. La conformazione del precipizio, molto probabilmente, aggravò la situazione: nemmeno un albero o un balcone di roccia, in grado di frenare la corsa dell'auto. Il corpo di D'Ottavio – che dopo aver vissuto a Pescara era tornato a San Giorgio dove faceva il muratore – venne trovato a una ventina di metri sotto il ciglio della strada. Secondo il pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, sarebbero state violate le norme che, ha scritto nel capo d’imputazione, «prevedono che le barriere stradali di sicurezza siano poste in opera essenzialmente alfine di realizzare accettabili condizioni di sicurezza per gli utenti della strada garantendo il contenimento dei veicoli che dovessero tendere alla fuoriuscita della carreggiata stradale». Accusa che, evidentemente, non è stata provata nel corso dell’istruttoria.(d.p.)
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