Incidenti, è allarme rosso Morti più che raddoppiati
Nove le tragedie nei centri abitati, uccisi cinque pedoni e due ciclisti La Polstrada mette sotto accusa gli smartphone: «Causano distrazioni fatali»
TERAMO. Da quando – era il 1998 – la redazione di Teramo del Centro monitora gli incidenti stradali mortali in provincia, facendoli diventare una statistica in continuo aggiornamento, non era mai accaduto che da un anno all’altro il numero delle vittime fosse più del doppio dell’anno precedente. È accaduto nel passaggio dal 2014 – quando si è toccato il minimo storico dal ’98, ovvero 12 morti – al 2015, anno che ha visto 28 vittime della strada accertate. E potrebbero diventare 29, se l’inchiesta in corso stabilirà che il teramano travolto da un motocarro insieme alla moglie (che morì subito) nel gennaio 2015, e deceduto mesi dopo, è stato ucciso dalle conseguenze di quell’impatto.
Torna a suonare l’allarme rosso, dunque, sulle strade di una provincia che nei primi anni Duemila, dati Istat alla mano, era una delle prime in Italia per mortalità stradale in rapporto alla popolazione, e che – nonostante gli evidenti progressi registrati dopo l’entrata in vigore della patente a punti (2003) – resta la peggiore d’Abruzzo. Certo, se si fa il confronto con i 64 morti del 2002 (il dato peggiore mai rilevato dal Centro), ma anche con i 46 di dieci anni fa (2006), i 28 - forse 29 - deceduti dell’anno scorso possono sembrare niente. Tutto è relativo, se si parla di numeri. Ma è indubbio che la risalita di oltre il cento per cento delle vittime in appena in un anno rappresenta un brusco stop nel processo virtuoso che si era innescato a metà degli anni Duemila.
Lo sanno bene anche gli specialisti nel campo, gli uomini della polizia stradale, che proprio oggi saluteranno il nuovo comandante Pietro Primi, già a capo della polizia autostradale di Pescara Nord. «Siamo andati male», ci dice a proposito del 2015 un esperto uomo della Polstrada che per questioni di regolamento interno non può comparire con nome e cognome. E sulle cause di tanti incidenti gravi fa un’ipotesi molto precisa: «Pochissime volte c’entra la velocità eccessiva. Una delle cause più frequenti è la distrazione da uso del telefonino. Questi nuovi cellulari che ormai hanno tutti, gli smartphone, oltre ad avere più funzioni richiedono una manualità più complessa, talora l’uso di entrambe le mani. Ed è facile perdere il controllo del veicolo o non vedere il pedone o il ciclista che ti stanno davanti».
Ecco, il riferimento a pedoni e ciclisti ci porta a una delle caratteristiche peculiari della mortalità stradale nel Teramano. Nel 2015 ad essere investiti mortalmente da veicoli a motore di vario genere sono stati cinque pedoni (un sesto, come detto, è in forse) e due ciclisti. Se aggiungiamo i quattro motociclisti morti nell’impatto con veicoli a quattro ruote, arriviamo a 11 - forse 12 - utenti “deboli” della strada uccisi. Non è un caso, ma una tendenza consolidata. Così come è consolidato, da qualche anno, il dato che vede i centri abitati al primo posto tra i luoghi delle tragedie. Sono stati nove gli incidenti mortali del ’15 avvenuti in centro abitato, talora su strade statali di grande traffico – la Ss 16 a Silvi, la 80 a Teramo, la 150 a Pagliare – che attraversano agglomerati urbani. È evidente che qualcosa non funziona nei controlli (le polizie municipali un po’ ovunque sembrano più interessate a fare cassa con gli autovelox che a una reale opera di prevenzione degli incidenti), ma anche che c’è un problema infrastrutturale. Troppe strade, in provincia, vedono pericolosamente mescolati traffico pesante e/o di attraversamento a traffico locale e leggero. «Come si rimedia?», si chiede ancora l’uomo della Polstrada, e si risponde così: «Realizzando varianti ai centri abitati più congestionati o piste ciclabili. Il problema sono i costi, ma tra le due cose le piste ciclabili costano meno. E dove esistono in modo diffuso, nei Paesi del Nord Europa, l’incidente con la bici è quasi nullo».
Ovviamente, migliorare la viabilità non basta. Deve cambiare soprattutto la mentalità del conducente medio. «A parte l’uso spropositato del telefonino alla guida», così la pensano alla polizia stradale, «c’è un’anomalia tutta teramana: non fermarsi, anzi spesso addirittura accelerare, quando c’è un pedone che sta per attraversare. Una cosa così non si vede neanche al Sud».
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