Incontro sull’acquifero tra Picardi e Gisonni

20 Luglio 2022

TERAMO. Entrambi lo hanno definito un incontro «conoscitivo». La vicenda dell’acquifero del Gran Sasso di nuovo argomento di una riunione negli uffici della Procura: questa volta tra il procuratore...

TERAMO. Entrambi lo hanno definito un incontro «conoscitivo». La vicenda dell’acquifero del Gran Sasso di nuovo argomento di una riunione negli uffici della Procura: questa volta tra il procuratore Ettore Picardi e il commissario governativo Corrado Gisonni accompagnato dal comandante regionale dei carabinieri del Noe colonnello Antonio Spoletini. «È stata l’occasione per conoscere quello che è il progetto di sistemazione e messa in sicurezza che dovrà essere portato avanti. La tutela dell’ambiente è uno dei tanti fronti che vede impegnata la Procura» ha detto Picardi, da dicembre alla guida della Procura teramana dopo essere stato sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello dell’Aquila e con una particolare esperienza sul fronte della tutela ambientale visto che dal 2017 è referente per il distretto dell’Aquila di tutte le questioni inerenti i reati di natura ambientali. «Un’occasione per conoscere il procuratore Picardi», ha detto Gisonni che nei giorni scorsi all’Aquila ha presentato il piano di fattibilità tecnico economico e un’ipotesi di cronoprogramma per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.
A Teramo il 28 settembre riprenderà il maxi processo sul presunto caso di inquinamento dell’acqua del Gran Sasso e in cui sono imputati in dieci tra i vertici di Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti.
L’istruttoria dibattimentale, dopo l’audizione dei carabinieri del Noe (testi d’accusa) già svolta, prevede l’audizione in aula dei consulenti della Pubblica accusa e da qui, probabilmente, si ripartirà.
Questo a circa tre anni dalla prima udienza (era ottobre del 2019) e dopo svariati rinvii dovuti all’emergenza Covid e al cambio di giudici: le udienze, proprio per questo, da qualche tempo si tengono all’università per garantire il distanziamento sociale alle numerose parti presenti. Nel procedimento la Procura (titolari del fascicolo i pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni) contesta i reati di inquinamento ambientale e getto pericolose di cose.
Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. In un contesto, quello ipotizzato dalla stessa Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.(d.p.)
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