Indagati per maltrattamenti in famiglia Non luogo a procedere per due teramani

TERAMO. Per conoscere le ragioni bisognerà attendere le motivazioni di una sentenza di non luogo a procedere. Perché è così che si è conclusa l’udienza preliminare a carico di una donna teramana di...
TERAMO. Per conoscere le ragioni bisognerà attendere le motivazioni di una sentenza di non luogo a procedere. Perché è così che si è conclusa l’udienza preliminare a carico di una donna teramana di 25 accusata di stalking nei confronti dell’ex fidanzato. Una lei accusata dalla Procura di aver perseguito lui dopo la fine della relazione sentimentale e di averlo fatto per tre mesi con svariati messaggi su whatsapp. E non solo.
Per quest’ accusa la donna non andrà a processo, mentre invece è stata rinviata a giudizio per lesioni nei confronti dell’uomo e per minaccia nei confronti della nuova compagna dell’ex bloccata sul posto di lavoro.
Così ha deciso il gup Roberto Veneziano al termine dell’udienza preliminare con la donna accusata di varie ipotesi di reato contestate dalla Procura. In particolare, nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Enrica Medori, era accusata «di porre in essere in maniera reiterata e continua condotte di minaccia e molestie nei confronti dell’ex consistite nel tempestare la parte offesa attraverso l’applicativo whatsapp con messaggi minatori e lesivi della dignità personale quali: «Infame di m..., per me potete morire tutti, devi morire di cancro, spero che ti muoia la famiglia». Nella richiesta di rinvio a giudizio si fa riferimento anche ad alcuni episodi in cui la donna si sarebbe presentata nei luoghi abitualmente frequentati per lavoro o per svago dall’uomo minacciandolo anche alla presenza di altre persone con frasi del tipo: «Te la faccio pagare, devi morire, non ti faccio camminare più».
Per il reato di stalking il giudice ha disposto il non luogo a procedere per l’imputata, mentre l’ha rinviata a giudizio per lesioni nei confronti dell’uomo che avrebbe aggredito in una occasione colpendolo con calci e pugni ( con lui che in questo caso si sarebbe fatto refertare al pronto soccorso dell’ospedale). La donna, inoltre, è stata rinviata a giudizio anche il reato di minaccia ipotizzato nei confronti della nuova compagna dell’uomo.
Secondo l’accusa della Procura in una occasione si sarebbe presentata sul luogo di lavoro della donna minacciandola con la frase «tu non la passi lisci, io ti pesto, ti ammazzo». Quella volta l’avrebbe inseguita fuori dal posto di lavoro strattonandola per i capelli e spingendola più volte a terra fino all’arrivo di altre persone. Accuse, quelle contestate dalla Procura, che ora dovranno essere provate nel corso del processo che per queste ipotesi di reato inizierà a giugno davanti al tribunale in composizione monocratica.
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