Inquinamento, inchiesta bis sul Cirsu

La procura apre un secondo fascicolo per violazioni delle normative ambientali dopo la relazione dell’Arta
TERAMO. Inchiesta bis sul Cirsu. E’ sempre il pm Luca Sciaretta (lo stesso che ha firmato la citazione diretta a giudizio per i quattro nomi che ad ottobre compariranno a processo per fatti del 2013) a siglare il secondo fascicolo aperto per violazioni delle norme ambientali. L’inchiesta è scattata dopo che in procura è arrivata la relazione dell’Arta, 18 dettagliate pagine in cui i tecnici dell’agenzia regionale per la tutela ambientale segnalano violazioni e criticità nei padiglioni dell’impianto di Grasciano, a cominciare dalla gestione del percolato per finire alle emissioni non controllate.E’ ipotizzabile che già nelle prossime ore nel fascicolo vengano iscritti i primi indagati, atto dovuto in presenza di eventuali accertamenti delegati alle forze dell’ordine dall’autorità giudiziaria.
La notizia della nuova inchiesta arriva dopo che nei giorni scorsi la Regione, proprio in seguito alla relazione dell’Arta, ha sospeso il conferimento dell’umido negli impianti del Cirsu, consorzio dichiarato fallito lo scorso settembre dal tribunale di Teramo. Sentenza, quella del fallimento, che i sei Comuni consorziati hanno impugnato davanti ai giudici di Appello la cui decisione è attesa per i prossimi mesi. Dopo la sentenza di fallimento, ad ottobre la procura ha aperto un’inchiesta per ora senza ipotesi di reato nè tantomeno indagati. L’inchiesta del pm Silvia Scamurra nasce dalla segnalazione fatta dallo stesso tribunale fallimentare. Le indagini successive serviranno per accertare se ci siano risvolti penali nella gestione. Il provvedimento del fallimento (firmato dal giudice Giovanni Cirillo) è motivato da venti pagine in cui, in sintesi, si evidenziano soprattutto situazioni economiche non più risolvibili con il piano di risanamento presentato dal consorzio e l’impossibilità di definire il consorzio una società in house.A Grasciano conferiscono, oltre ai sei Comuni soci del Cirsu, altri centri del Teramano che in questi giorni sono alle prese con l’emergenza di trovare soluzioni alternative dopo lo stop imposto dalla Regione. Intanto per il 4 ottobre è stata fissata la prima udienza del processo (davanti al tribunale in composizione monocratica) scaturito dalla citazione diretta a giudizio firmata dal pm Sciarretta a conclusione della prima inchiesta, quella nata dallo sversamento di percolato nel fiume Tordino. Gli imputati, che devono rispondere di violazione di normative ambientali, sono Angelo Di Matteo, all’epoca dei fatti presidente del consorzio, Federico De Carolis, da maggio a novembre 2013 legale rappresentante del consorzio intercomunale rifiuti, Massimo Martinelli, presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila (società che gestisce il polo tecnologico di Grasciano) e Francesca Maria Siciliani, amministratore unico della ditta Gea dell’Aquila. (d.p.)
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