Insegna tecnologia grazie a Paul Newman

Il rosetano Francesco Luciani è l’ideatore dei FabCamp, incontri per far conoscere le innovazioni a bambini e ragazzi
ROSETO. Una brutta malattia in età adolescenziale l’ha in parte segnato nell’animo e nel fisico, ma in qualche modo è stata fonte di ispirazione per affrontare delle entusiasmanti avventure future. Anche grazie a Paul Newman, conosciuto come uno dei più grandi attori della storia del cinema ma meno celebre nelle vesti di filantropo visionario. Francesco Luciani, 28enne di Roseto, dopo un brillante percorso di studi che l’ha visto vivere esperienze in Danimarca, Germania, Thailandia ed ora in Spagna (a Madrid), oggi è ideatore e co-fondatore di FabCamp, il primo campo estivo italiano per bambini e ragazzi focalizzato sulla conoscenza delle nuove tecnologie. Un progetto che nasce però da un incidente di percorso occorsogli nel dicembre del 2004. «A 13 anni», racconta Luciani, «o scoperto di avere un tumore, un osteosarcoma osteoblastico al radio sinistro; ho affrontato 8 interventi ed oltre 30 cicli di chemio».
Nell’estate del 2006 Francesco viene così invitato negli Stati Uniti a partecipare ad un campo estivo dedicato a bambini affetti da patologie onco-ematologiche di ogni tipo. «Una settimana nelle foreste del Connecticut, in un ranch ispirato al film “Butch Cassidy” con protagonista Paul Newman, che ha voluto costruirlo e regalarlo a bambini malati di ogni parte del mondo», ricorda il giovane rosetano, «nel quale tutto era costruito in stile Far West, dove ogni tipo di attrazione era fruibile da ragazzi in carrozzina e in cui anche il mini ospedale da campo aveva la forma di un saloon, perché curarsi col cappello da cowboy è un'altra cosa. Rimasi senza fiato, ogni dettaglio era curato alla perfezione». Un ricordo tornato a galla qualche anno dopo, quando Luciani è entrato a far parte del team di Talent Garden, il ranch digitale costruito da Davide Dattoli, ritenuto dalla rivista statunitense Forbes uno dei migliori trenta imprenditori under 30 d’Europa. «Volevo provare a riproporre quella stessa sensazione che ho vissuto in America nel 2006», rivela, «unendola alla missione di portare la conoscenza delle tecnologie ai bambini di tutta Italia. A partire dal mio Abruzzo». L’obiettivo del progetto, giunto alla seconda edizione, è quello di ridurre il gap tecnologico che esiste fra bambini e ragazzi provenienti da regioni diverse in Italia. «FabCamp vuole far sì che un numero sempre più grande di bambini nel nostro Paese possa scoprire in maniera pratica e diretta cosa sia la tecnologia», spiega Luciani, «e soprattutto che ognuno di loro possa avere la consapevolezza del ruolo di ideatori e direttori creativi del futuro che hanno davanti». FabCamp prevede dieci tappe di una settimana, durante le quali bambini e ragazzi fra 7 e 13 anni saranno guidati alla scoperta delle migliori innovazioni del momento, mostrandone tutto il loro potenziale ed educando i partecipanti ad un utilizzo sano e responsabile della tecnologia. Prevista anche una tappa a Roseto dal 28 luglio al 3 agosto.
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