Investito sulle strisce maledette Muore in clinica dopo un anno

L’anziano fu travolto all’imbocco di piazza Garibaldi il 5 luglio 2016, la Procura dispone l’autopsia Per la guidatrice dell’auto, già a giudizio per lesioni, si profila ora l’accusa di omicidio stradale
TERAMO. È morto domenica nella clinica Sant’Agnese di Pineto Michele Antonio Bracalenti, 86 anni, il pensionato teramano che il 5 luglio del 2016 venne travolto da un’auto in prossimità delle famigerate strisce pedonali all’imbocco est di piazza Garibaldi, battendo la testa sull’asfalto. Strisce che, poche settimane dopo quell’episodio, il Comune avrebbe eliminato alla luce della serie impressionante di investimenti di pedone che vi si erano verificati. Quello di Bracalenti sembrava uno dei tanti, gravi ma non mortali: invece l’anziano non si è mai ripreso e dopo ricoveri senza soluzione di continuità in varie strutture, prima ospedaliere e poi riabilitative, si è spento due giorni fa.
La salma è stata già trasferita, su ordine della Procura della Repubblica, dalla clinica Sant’Agnese alla camera mortuaria dell’ospedale Mazzini di Teramo, dove tra oggi e domani verrà eseguita l’autopsia. Il pubblico ministero di turno Enrica Medori intende infatti far accertare da un medico legale se c’è nesso di causalità tra l’incidente e la morte o se questa sia sopraggiunta per altri motivi. Accertamento tanto più necessario in quanto per l’incidente di un anno fa è stato già istruito un procedimento giudiziario (firmato da un altro pm, Laura Colica) a carico della teramana che guidava l’auto investitrice. La donna è stata rinviata a giudizio con l’accusa di lesioni colpose gravi e la prima udienza del processo è fissata davanti al giudice monocratico per il prossimo 18 dicembre. La sopravvenuta morte di Bracalenti cambia le carte in tavola e – a meno che l’autopsia non escluda senza riserve un nesso causale tra l’incidente e il decesso – si profila una nuova trasmissione degli atti e la riformulazione del capo d’imputazione con l’accusa più grave di omicidio stradale.
Nel frattempo nel punto in cui si verificò l’investimento le strisce non ci sono più ma, come riferiscono fonti della polizia municipale, molti pedoni continuano imprudentemente ad attraversare, addirittura scavalcando la catenella che il Comune ha posto sul bordo del marciapiede come dissuasore. Il paradosso è che, nonostante questi comportamenti pericolosi, da quando le “zebre” sono sparite nessuno è più stato investito.(d.v.)
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