Invia 450 sms d’insulti con il numero di un altro: a giudizio

10 Marzo 2019

Quarantenne teramano accusato di stalking e calunnia Tra le vittime anche il figlio 11enne della sua ex compagna

TERAMO. C’è voluto tutto il coraggio di un papà per portare la storia in un’aula di tribunale. Perché quando suo figlio, 11 anni appena, ha creduto che fosse stato proprio suo padre ad inviargli quei 450 sms di insulti e minacce lui che di anni ne ha 40 e che al ragazzino vuole un bene dell’anima ha subito denunciato. E le indagini hanno accertato che quei messaggi, che risultavano inviati dal suo numero, in realtà erano trasmessi dall’ex compagno della sua ex moglie attraverso dei servizi internet di messaggistica telefonica virtuale che permettono di inviare sms facendo visualizzare sul numero ricevente qualunque numero si voglia come utenza trasmittente. L’uomo, un teramano di 40 anni, è finito a processo con pesanti accuse tra cui stalking, sostituzione di persona minacce e calunnia. Tutte ipotesi di reato che il pm Andrea De Feis, titolare del fascicolo, ha messo insieme al termine di una lunga complessa indagine delegata agli agenti della polizia postale. E sono stati proprio i poliziotti ad accertare che l’uomo, al termine della relazione con la donna mamma del ragazzino, ha cominciato ad inviare messaggi all’11enne facendo risultare che provenissero dal telefono cellulare del padre. Messaggi in cui gli diceva di non voler più avere a che fare con lui, in cui lo insultava e minacciava. Nel capo d’imputazione i contenuti di alcuni sms sono da brividi: «Mi sono rotto di te», «Se fai quello che ti dice mamma diventi una nullità come lei che non è stata capace di fare niente nella vita e non è riuscita a darti una famiglia con un papà» e ancora: «Ti posso solo dire di passare tanti guai».
Secondo l’accusa, inoltre, l’uomo sempre con la stessa applicazione internet sulla messaggistica avrebbe inviato altri sms (facendoli sempre risultare provenienti dal telefono dell’ex compagno della donna) anche familiari stretti della stessa donna. In questo caso non solo minacce, ma anche offese e insulti. È andata avanti per circa un anno, fino a quando non è scattata la denuncia e successivamente l’indagine che ha portato ad un processo.
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