Invito a cena con tentata concussione

Il proprietario di un edificio: «Di Filippo mi chiese di pagare affinché la moglie sbloccasse la mia pratica edilizia»
GIULIANOVA. Il gesto dei soldi. Sfregare il pollice e l’indice come si fa quando si contano le banconote. Un gesto chiaro e inequivocabile quello che avrebbe fatto Stefano Di Filippo, l’imprenditore marito della dirigente comunale Angela Mastropietro, al proprietario di un immobile di via Nazario Sauro che da anni aspettava l’autorizzazione del Comune per poterlo ristrutturare. Sarebbe stato lo stesso proprietario a riferire agli inquirenti dell’incontro avuto con Di Filippo, uno dei vari episodi che compongono il complesso mosaico di accuse su cui si basa l’inchiesta Castrum su un presunto giro di tangenti al Comune di Giulianova, operazione che ha portato martedì scorso all’arresto di 8 persone, mentre altre 17 risultano indagate.
Il progetto per il risanamento della costruzione era stato presentato nel 2009 e solo nel 2103 era arrivato il parere favorevole della Soprintendenza ai beni ambientali. Da quel momento in poi la concessione dell’autorizzazione edilizia dipendeva solo dagli uffici tecnici del Comune giuliese, cioè era nelle mani della dirigente Mastropietro, che però continuava a tergiversare. Insisteva nel voler chiedere chiarimenti al Soprintendenza, ma quest’ultima – interpellata direttamente dal proprietario dell’immobile – diceva che per quanto di sua competenza la pratica era a posto.
E allora dov’era il problema? A questa domanda avrebbe risposto Di Filippo che chiamando il proprietario dell’edificio mente questi era in vacanza e dicendogli che aveva bisogno di parlargli. Un discorso chiaro e diretto: Di Filippo avrebbe detto – stando alla denuncia del proprietario – che sarebbe bastato pagare per sbloccare la pratica, mimando anche il gesto. L’uomo replica dicendo di non avere al momento disponibilità economiche per far fronte ad alcuna richiesta, ma che se ne poteva riparlare e l’occasione per farlo sarebbe stata una cena organizzata ad hoc con Di Filippo e la Mastropietro. Durante la serata i coniugi avrebbero parlato a lungo del ruolo della dirigente comunale e del fatto che l’avanzamento della pratica edilizia dipendeva solo da lei. E la moglie si sarebbe spinta anche oltre perché – stando sempre a quanto riferito agli inquirenti dal proprietario dell’edificio – avrebbe anche affermato che lei come dirigente non era al servizio degli utenti del Comune e che era del tutto normale che prendesse del denaro in cambio del suo interessamento. A quel punto Di Filippo avrebbe messo le carte in tavola chiedendo espressamente di intestargli un appartamento di quelli che sarebbero stati realizzati con la ristrutturazione dell’immobile di via Sauro se la moglie avesse approvato la pratica. Il proprietario però nicchia, gli propone una cospicua provvigione sulla vendita dell’edificio e allora Di Filippo abbassa un po’ le pretese dicendogli che si sarebbe accontentato di acquistare l’appartamento a un prezzo di favore. Seguirono altri contatti, ma poi non se ne fece più niente.
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