«Io, invalido scaricato dalle aziende»

3 Settembre 2016

La storia di un teramano disoccupato che lancia un appello: non riesco a mantenere la mia famiglia

TERAMO. E’ invalido all’80% ma questo non gli è utile per trovare un lavoro, anzi.La storia del teramano G.N. di 46 anni è emblematica di tanti altri che vivono la sua condizione.

G.N. racconta di essersi adattato, dopo aver perso il suo lavoro, a impieghi saltuari, anche escludendo la sua invalidità. Una precarietà che ha avuto ripercussioni anche sulla sua vita privata e che, racconta, ha contribuito al fallimento di un matrimonio durato 23 anni.

Dal 2009 sono stati anni di un’altalena di speranze e delusioni, in cui la speranza di un lavoro veniva di solito seguita dal fatto che il posto da invalido veniva assegnato ad altri, in quanto per legge l’impresa può scegliere l’invalido da assumere. Poi, a febbraio del 2015 una chiamata: la ditta di cui era dipendente lo ha cercato per un posto da invalido. E’ seguita una delusione: «il medico dell’azienda dichiara che in base alla mia percentuale non posso stare vicino alle linee pesanti e che la ditta purtroppo non ha linee con carichi inferiori», racconta G.N.. Però poi la fortuna insperata: spunta fuori un posto da portiere e gli viene fatto un contratto da stagista per un anno. «Io ero contentissimo anche se non riuscivo a capire perchè il medico dell’azienda avesse dichiarato che non ero idoneo alle linee quando con la stessa invalidità ci ho lavorato sempre, ma in fondo, ho pensato, meglio così», accettando soddisfatto il posto al centralino. «Ma scaduto l’anno la ditta invece di prolungare il contratto di un anno o assumermi a tempo indeterminato, nonostante vari mesi prima avessi parlato sia con il direttore di produzione e sia con il direttore aziendale e la Rsu», non rinnova il contratto. Pare che il centralino venga affidato alle guardie giurate. C’è però una possibilità in un reparto, almeno così viene assicurato, anche perchè il medico aziendale certifica che G.M. è idoneo ad altri lavori in azienda. «Sembra tutto e a posto ma nonostante questo non mi hanno più richiamato, nonostante i ripetuti appuntamenti per parlare con il direttore e le varie promesse dell'ufficio del personale. Ora mi ritrovo senza lavoro, a ricominciare da capo», osserva il lavoratore, «il problema che nonostante abbia tutti i diritti non mi danno la possibilità di lavorare. Lo so che questo caso è uguale a miliardi di casi, ma io esisto e voglio combattere per i miei diritti, anche se questo Paese non assicura diritti ma solo doveri. Voglio soprattutto per riprendermi anche la dignità che ho perso perchè non riesco neppure ad aiutare la mia famiglia e a pagare l’assegno di mantenimento», conclude affranto G.N. (a.f.)