«Io, trapiantata che vive la pandemia facendo fotografie»

Scatto di Marta Viola scelto tra 5mila giunti da tutta Italia «Questo virus ci ha ricordato che siamo piccoli e fragili»
TERAMO. Quando la forza della cronaca dà voce alla paura che ha preso tutti, le vite degli altri insegnano ad alzare lo sguardo. Succede con Marta Viola, 34 anni, di Martinsicuro, fotografa con lavori pubblicati su Vogue, Vanity Fair, Il Sole 24 ore. Ha imparato che tutto è un attimo dopo che le hanno diagnosticato una leucemia acuta mieloide che nel 2016 l’ha portata a un trapianto di midollo osseo. Da allora sa più di altri che nulla è come prima. «Ho rivissuto l’isolamento duro del post trapianto», dice, «anche se io con mascherina e distanziamento sociale sono abituata a convivere da tempo. Ma il Covid ci ha insegnato che siamo tutti fragili».
Il suo sguardo sulla pandemia è una foto con l’ombra di panni stesi sul terrazzo di casa pubblicata su Quarantine Flavour, numero della rivista specializzata Yogurt Magazine, che durante la quarantena ha lanciato una call alla quale hanno risposto più di 5000 fotografi da tutta Italia. Sono stati selezionati 87 scatti tra cui quello di Marta. «Sembrerà paradossale ma non ho sentito subito l’esigenza di scattare fotografie», dice, «prima di tutto ho sentito l’esigenza di prestare attenzione a tutto quello che succedeva intorno a me. Perché io conoscevo bene l’isolamento imposto nel mio dopo trapianto tra ambienti sterili, mascherine e distanziamento sociale. Per questo non mi sono precipitata a fotografarlo. Sono rimasta a guardare a lungo. Me stessa, che a certe cose sono ormai abituata da anni, e gli altri che invece hanno dovuto abituarsi a un momento in cui tutti siamo diventati piccoli e insignificanti di fronte al virus. Ho scattato immagini sparse, quando me lo sentivo, di scorci diventati amici perché vissuti in tanti giorni di fila con sfumature diverse. Guardare quella dei panni stesi sul terrazzo di casa dove in tanti abbiamo rivisto la luce del giorno durante l’isolamento ancora oggi mi infonde serenità e sono davvero onorata che questa immagine sia stata selezionata e pubblicata nel volume Quarantine flavour edito da Yogurt dopo il lockdown».
Perché con il Covid sono cambiati la scansione del tempo, lo sguardo del prossimo, gli orizzonti quotidiani. «Devo dire che ho avuto molta paura dei comportamenti delle persone», continua Marta, «l’avevo già notato durante il post trapianto quando chiedevo attenzione per la mia fragilità di trapiantata. Avevo notato che non era scontato trovare la comprensione altrui e che comunque c’era sempre la necessità di spiegare perché. Con la pandemia ho visto che la gente fatica a cambiare comportamento. Ho visto una grande fatica a porre attenzione alle regole nonostante la situazione fosse chiara. Da subito. La gente non cambia da un momento all’altro e non lo fa solo perché le dici che va fatto». E in una situazione di panico generalizzata tutto è più difficile. Lo sa bene Marta: «Dovremmo imparare che la cura per sé e per gli altri è un principio che va alimentato fin da piccoli».
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