Isis, teramano nella lista dei condannati

9 Giugno 2016

Rete di hacker dello stato islamico diffonde sul web un elenco di infedeli da uccidere, tra cui un residente a Giulianova

TERAMO. Spunta il nome di un teramano nell'agghiacciante lista degli infedeli condannati a morte dall'Isis. Il nome dell'uomo, M. C. di Giulianova, con tanto di indirizzo e recapito di posta elettronica, compare insieme a quello di una donna di Torino nelle 256 pagine che il gruppo terroristico ha pubblicato sul web e che sono consultabili su Twitter.

La notizia, a firma della giornalista esperta di terrorismo Francesca Musacchio, è apparsa sulle pagine del “Tempo” di ieri ed è contestualizzata nelle indagini che la Digos di Brescia sta svolgendo nell'ambito di un'operazione di monitoraggio sulla radicalizzazione del fenomeno, che ha coinvolto una bresciana 25enne pronta ad abbracciare la jihad. La giovane, Sara Pilè, è indagata per arruolamento con finalità di terrorismo. Mentre martedì la Digos di Brescia perquisiva la sua abitazione sequestrandole i documenti, alcune pagine scritte in arabo, il computer e un calendario con il simbolo dell'Isis, il gruppo terroristico pubblicava sul web una lista di condannati a morte di varie nazionalità, tra cui il teramano.

Fonti ufficiali della questura di Teramo negano che vi sia attenzione al caso, ma la giornalista spiega come e perché succede che nominativi di persone, ignare e senza alcun collegamento ad ambienti militari, finiscano in queste black list dell'orrore. «L'elenco in questione», spiega la Musacchio, «è stato diffuso da Cyber Caliphate, la rete di hacker riconducibili all'Isis. Si tratta di una delle tante intimidazioni periodiche che il califfato diffonde in rete alle cellule sparse nel mondo per fornire identità e recapiti di infedeli. Questi ultimi sono individui inconsapevoli i cui nominativi finiscono nei database intercettati dai pirati informatici in una sorta di marketing dell'orrore. A volte è capitato che le liste contenessero tutti nominativi riconducibili a militari americani perché erano stati intercettati database di siti militari, ma è successo anche che sono stati pubblicati elenchi di morte sulla base dei database dei siti dedicati ai collezionisti di armi militari. Insomma, sono persone prese di mira a caso dal califfato che sparge i suoi messaggi di morte ai fanatici sparsi per il mondo. È inevitabile la cautela nel diffondere questi nominativi, proprio per evitare allarmismi».

Marianna De Troia

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