L’Abruzzo che aspetta dagli altri il verdetto del suo declino
L’Abruzzo è una regione con 133 chilometri di costa, 28 corpi idrici sotterranei significativi, tre parchi nazionali, tre università, un istituto zooprofilattico. Eppure, nonostante, tutto questo,...
L’Abruzzo è una regione con 133 chilometri di costa, 28 corpi idrici sotterranei significativi, tre parchi nazionali, tre università, un istituto zooprofilattico. Eppure, nonostante, tutto questo, sono giorni che sta con il fiato sospeso in attesa di capire se, nei giorni critici della settimana appena trascorsa, l’acqua che usciva dai rubinetti nelle case della provincia di Teramo fosse o non fosse potabile. Il verdetto che si attende non verrà emesso in Abruzzo ma in Veneto. A dire se quell’acqua fosse buona sarà, infatti, il laboratorio di Scienze chimiche dell’università di Padova, sciogliendo così i dubbi che erano sorti a causa dia contrastanti analisi dell’Asl e dell’Arta.
E mentre si aspetta che da Padova arrivi questa parola definitiva, qui in Abruzzo ci si accapiglia dialetticamente in interpretazioni e giudizi, fra chi come il presidente della Ruzzo Reti, Antonio Forlini, dice che l’acqua è sempre stata potabile, e i sindaci che invece chiedono chiarezza assoluta per il passato a garanzie per il futuro. Sembra un destino tutto abruzzese, ormai, quello di una regione che ha accettato di non aver più gli strumenti (o di non utilizzarli laddove vi siano) per badare a se stessa e per far fronte alle emergenze. E’ stato così anche in gennaio, quando, a causa della tragedia della valanga di Farindola, si scoprì che una regione in gran parte montana non aveva mezzi meccanici per far fronte a un’emergenza che, in quel caso, si tradusse in 29 morti.
E’ come se l’Abruzzo avesse accettato il suo declino senza volere più combatterlo, affidando ad altri la cura delle sue macerie. (g.d.t.)

