L’Acli: squilibri tra istituti nella didattica a distanza
TERAMO. «Allo scoppiare dell’emergenza Covid, prontamente il Governo ha disposto la chiusura delle scuole, predisponendo con solerzia un sistema di didattica a distanza, che, però, sta facendo...
TERAMO. «Allo scoppiare dell’emergenza Covid, prontamente il Governo ha disposto la chiusura delle scuole, predisponendo con solerzia un sistema di didattica a distanza, che, però, sta facendo emergere tutte le lacune della gestione del sistema scolastico in Italia». Lo scrive Simona Mazzilli, presidente provinciale dell’Acli Teramo, in una nota nella quale riflette sul ruolo della scuola nel nostro Paese.
Mazzilli scrive: «Già in occasione del sisma, che ha colpito duramente la nostra regione, i cittadini hanno dovuto constatare la marginalità del tema scuola nei tavoli decisori, nell’occasione con riguardo all’edilizia scolastica; oggi, la medesima constatazione investe il tema della didattica a distanza».
Simona Mazzilli rileva come il ministero dell’Istruzione, sulla didattica a distanza, abbia fornito ai dirigenti e ai docenti «obiettivi e principi generali cui ispirarsi; tuttavia, sulle modalità, i singoli istituti godono di autonomia organizzativa e a livello centrale non sono state fornite indicazioni puntuali sui relativi aspetti, con ciò rendendo più difficoltoso il rispetto del principio di uguaglianza. Questo ha fatto sì che, le modalità di svolgimento della didattica adottate dai diversi istituti si differenzino non poco le une dalle altre».
La presidente dell’Acli a titolo di esempio fa sapere che «in provincia di Teramo vi sono istituti che, sin dal mese di marzo, hanno garantito alle classi lezioni quotidiane di tre ore mediante chat o videoconferenze e altri istituti che per i primi 30/35 giorni hanno svolto la didattica a distanza mediante assegnazione di compiti da inviarsi agli insegnanti a mezzo mail, per poi attivare lezioni in videoconferenza per poco più di un’ora al giorno». E si chiede: «Nel caso in esempio, gli alunni delle classi del primo istituto non sono avvantaggiati rispetto a quelli del secondo? Non sarebbe opportuno che, a livello centrale, ci si attivasse per fornire indicazioni più puntuali tese a garantire pari opportunità a bambini e ragazzi?».
Mazzilli auspica che «il tema scuola torni preponderante, in tutta la sua centralità, sul tavolo della politica ad ogni livello» e conclude: «Nell’attesa, però, il cittadino (genitori in primis) può e deve compiere tutti gli sforzi possibili per accompagnare i bambini in questo momento delicato in modo che nessuno resti indietro».

