L’Ance: «Niente moduli Così uccidete Teramo»

Falone: lo spostamento degli istituti darà la mazzata finale al centro storico
TERAMO. Le scuole sono uno dei pilastri su cui poggia l’assetto del centro storico. Se vengono a mancare, si pregiudica il futuro del cuore di Teramo.
Il presidente dell’Ance Raffaele Falone non accoglie con giubilo la possibilità di spostare le scuole in periferia a di creare un polo scolastico con i Musp, i moduli ad uso scolastico provvisori. Anzi, invita le istituzioni a valutazioni approfondite e prudenti.
«E’ il caso di delocalizzare le scuole nei Musp che resteranno lì per altri 10, 20 anni?», si chiede il presidente dell’associazione costruttori, «bisogna avere un atteggiamento responsabile. Così uccidiamo Teramo. E creiamo la generazione degli studenti dei Musp, che crescono nelle baracche. I politici si devono assumere la responsabilità di fare scelte riflettute. In un panorama complessivo in un non ci sono edifici inagibili come decidere quale chiudere e quale no? Chi ha deciso che l’indice di vulnerabilità sotto cui c’è pericolo è lo 0,20? Non è scritto da nessuna parte. I ripetuti eventi sismici sono stati il vero test: le scuole non sono crollate».
Falone invita a intervenire con le somme urgenze: sono possibili spese fino a 400mila euro per ogni scuola, visto anche che la situazione di emergenza in città è stata prorogata fino a marzo. Ma l’importante è non spostare alcuna scuola, secondo l’Ance. «Mossi dall’ansia di una cinquantina di mamme si può arrivare a creare dei vuoti urbani. Questo sarebbe gravissimo», incalza il presidente, «è il momento di fare un serio e credibile programma di manutenzione delle scuole ma anche di tutti gli edifici pubblici e attuarlo in tempi contingentati. Quindi progettare la ristrutturazione delle scuole, non delocalizzarle. Chiudere una scuola significa un grande costo sociale in termini di depauperamento di intere zone, ma anche la necessità di creare nuovi servizi, nuova viabilità. Sono scelte radicali che determinano la vita e la morte di interi quartieri. Questi argomenti vengono trattati con una certa leggerezza, senza una visione strategica reale». Ad esempio, fa notare l’Ance, creare il polo alla D’Alessandro – pare probabile ma con i Musp – causerà certamente un problema di viabilità.
L’associazione parla del pericolo di creare contenitori vuoti. «Con gli edifici della Savini, dell’Ipsia, forse della Molinari se verrà chiusa definitivamente, che ci facciamo? Ci troveremo con contenitori vuoti che si degradano, come è accaduto per l’ospedaletto di Porta Romana o come sta avvenendo per l’ex rettorato che per fortuna sarà recuperato. Ma con quali fondi si riconvertiranno gli altri edifici vuoti? Le scuole con indici troppo bassi vanno abbattute e ricostruite sul posto. Noi temiamo che le soluzioni provvisorie prospettate diventino definitive».
Falone poi si toglie un altro sassolino dalla scarpa e fa notare che il programma “Scuole sicure” varato nel 2011 e relativo al sisma del 2009 assegnava fondi per lavori di messa in sicurezza a 28 scuole in provincia di Teramo. Su un totale di 17 milioni disponibili sono state cantierizzate opere per poco più del 10%.
Si sono accumulati molti ritardi, di cui adesso si scontano le conseguenze. Ma, sottolinea Falone, questo anche perchè gli enti locali ormai hanno pochi tecnici. «Basti pensare che il Comune di Teramo ha un solo dirigente per l’ufficio tecnico e per l’urbanistica. Ne va nominato un altro: è indispensabile soprattutto con il terremoto», osserva.
L’appello finale è rivolto al Comune, che proprio oggi segnalerà al ministero dell’Istruzione la scelta su dove realizzare la nuova scuola: «Le scelte che facciamo oggi ce le teniamo per sempre. Ci vuole lucidità per fare queste scelte e gestire le preoccupazioni dei comitati. Abbiamo già avuto l’esempio di che significa delocalizzare con la costruzione dell’università a Coste Sant’Agostino e del centro commerciale. La delocalizzazione ha effetti nefasti, semmai ci vuole la concentrazione».
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