L’Api: «Azzerare i compensi alla Camera di commercio»

24 Ottobre 2014

TERAMO. Azzerare tutti i compensi degli amministratori (29 tra presidente, assessori e consiglieri) che ammontano a 250mila euro all’anno e incidono per l’80% sul bilanci. Ancora, un taglio netto...

TERAMO. Azzerare tutti i compensi degli amministratori (29 tra presidente, assessori e consiglieri) che ammontano a 250mila euro all’anno e incidono per l’80% sul bilanci. Ancora, un taglio netto alla giunta da ridurre a cinque componenti, il limite dei due mandati per gli stessi membri dell’esecutivo e il dimezzamento dei diritti camerali annui pagati dalle aziende iscritte. Il mondo dell’imprenditoria chiede insomma un netto cambio di passo alla Camera di commercio in vista del rinnovo degli organi camerali (fissato a febbraio) per i prossimi cinque anni. Undici in tutto i punti della “rivoluzione” lanciata dal presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi (nella foto), che ieri ha inviato una lettera aperta a imprenditori e associazioni di categoria del Teramano. Una lettera dura, scritta per alzare il velo su ritardi e “lacci e lacciuoli” di una «provincia che non fa sistema, che non offre infrastrutture e servizi della pubblica amministrazione». Ostacoli che inevitabilmente «frenano la vivacità imprenditoriale, pesano sui risultati di tanti imprenditori e lavoratori e si traducono in costi pagati dalla collettività».

Il sistema è dunque da cambiare, a iniziare proprio dall’unico organo governato dagli imprenditori: «Bisogna procedere con la riorganizzazione della Camera di commercio di Teramo», scrive il presidente dell’Api, «e creare le condizioni affinché l’ente sia davvero a sostegno della nascita e dello sviluppo delle imprese». Tra le altre richieste di Marcozzi, ci sono la dismissione delle partecipazioni non funzionali al ruolo della Camera di commercio, l’accorpamento volontario con altri enti camerali della regione, la ristrutturazione dei costi di gestione, attenzione ai progetti rilevanti per le categorie economiche coinvolte e la razionalizzazione dei servizi puntando sulla digitalizzazione. Tra tutti, i punti nevralgici sono ovviamente quelli che chiedono un sacrificio ai nuovi amministratori in nome della spending review. «Gli organi politici devono dare il buon esempio», ha ribadito ieri in conferenza stampa Marcozzi, «in ogni caso non è possibile che siano le imprese a pagare questi costi improduttivi per il tessuto economico della provincia». Dal presidente, infine, arriva anche un appello agli imprenditori teramani, invitati nella lettera «ad allentare i legami con la politica e ad essere, nel senso più costruttivo, protagonisti autorevoli di un dialogo sui punti di forza e debolezza della nostra economia». «Se non apportiamo correttivi ora», è il monito del presidente, «corriamo il rischio diventare una società più povera, conflittuale chiusa. Solo se lo vogliamo possiamo aumentare il nostro benessere».

Fabio Marini

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