L’Api: chiedevamo il cambiamento e ci hanno cacciato

16 Aprile 2015

Camera di commercio, l’associazione denuncia: «Epurati da colleghi che difendono soltanto interessi particolari»

TERAMO. L'Api denuncia l'epurazione subita dagli organi di vertice della Camera di commercio. Nelle elezioni per il rinnovo delle cariche, che ha portato alla guida dell'ente l'imprenditore e presidente della Banca dell'Adriatico Giandomenico Di Sante, l'associazione delle piccole aziende ha perso la propria rappresentanza. Non sono stati confermati infatti i due consiglieri e il membro della giunta che in precedenza facevano parte degli organismi camerali. «Bisognerebbe chiedersi come mai è accaduto tutto questo», afferma il presidente dell'Api Alfonso Marcozzi che, in una lettera aperta indirizzata agli imprenditori, ricorda l'appello lanciato alla categoria proprio in vista delle elezioni con cui invocava il cambiamento dei metodi di selezione dei vertici e di gestione della Camera di commercio. «Escludendoci dall'ente camerale tutti i rappresentanti dell'imprenditoria teramana non hanno fatto altro che rifugiarsi di nuovo nella difesa degli interessi particolari», aggiunge Marcozzi, «e trasmettere all'esterno un segnale di colleganza di relazioni che accorcia i legami di fiducia e si basa sui privilegi piuttosto che sui meriti, che aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, poco aperta alla concorrenza e alle innovazioni».

La conseguenza, secondo lui, è inevitabile. «Relazioni siffatte favoriscono intrecci che altri risultati non danno se non l'espansione della spesa pubblica e inefficienze, vedi servizi esternalizzati e in subappalto», spiega, «tutte dirette a soddisfare gli interessi particolaristici». Il presidente pone una serie di quesiti ai colleghi. «Chi sono gli eletti? Cosa conoscete degli eletti? Sono stati riproposti gli antenati di 15-20 anni fa? Vi aggradano le modalità di elezione dei vostri rappresentanti da parte delle organizzazioni imprenditoriali? Siete d'accordo a limitare per statuto la numerosità dei mandati?».

Marcozzi tiene a evidenziare che la sua associazione non aveva alcun interesse a far parte di un carrozzone, ma sollecitava lo svecchiamento dei vertici dell'ente e misure destinate a contenerne i costi eliminando compensi e gettoni di presenza e riducendo il numero dei componenti della giunta. Il presidente dell'Api chiede, dunque, perché l'ente non applichi il divieto di cumulo delle cariche, introdotto per decreto dal governo nel 2011, che riguarda «la presenza simultanea nei consigli di amministrazione e di diversi istituti di credito, assicurativi e finanziari». Secondo il presidente dell'Api, la norma dovrebbe valere nei confronti dei rappresentanti di prima nomina ma anche «nei confronti di quelli già in carica e ora confermati». Marcozzi fa notare che sarebbero serviti più attenzione e interesse nei confronti dell'unico ente della pubblica amministrazione governato direttamente dagli imprenditori. «La voce dell'associazione», conclude, «vuole essere uno stimolo per le coscienze, affinché si possa assumere all'interno della Camera di commercio un atteggiamento diverso, recependo le istanze che arrivano dal basso».

Gennaro Della Monica

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