L’Api: perché il Ruzzo non paga i creditori?

23 Luglio 2014

L’associazione attacca la società dell’acquedotto che starebbe mettendo in difficoltà molte aziende

TERAMO. La Ruzzo Reti riduce i debiti ma non paga i propri creditori, anzi neanche ci prova. A pochi giorni dal via libera al bilancio che ha visto ridurre di 7 milioni l’indebitamento della società acquedottistica – da 95 a 87 milioni – la strigliata al presidente Antonio Forlini arriva direttamente dal mondo dell’imprenditoria teramana, messa in ginocchio, come in tutt’Italia, dai ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. L’accusa riguarda in particolare le inadempienze sul monitoraggio dei debiti delle pubbliche amministrazioni e la cessione dei crediti certificati, secondo quanto previsto dal decreto-legge 66 di aprile e dalla legge di conversione 89 del 23 giugno. In base a queste norme, le pubbliche amministrazioni – incluse le società in house – devono registrarsi nella Pcc, la piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti della Ragioneria dello Stato che consente alle imprese di chiedere la certificazione dei propri crediti e poterli così “tracciare” con altre operazioni di anticipazione, cessione a intermediari finanziari o compensandoli con altri debiti. In sintesi, un sistema per sbloccare i pagamenti e permettere alle imprese di recuperare i propri crediti certificandoli e azzerando il rischio di insoluto grazie alla garanzia dello Stato. «L’8 luglio abbiamo scritto al Ruzzo per chiedere se fosse stata attivata la registrazione», ha spiegato ieri alla stampa il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi, «ma dopo 10 giorni non abbiamo ancora avuto risposta». Come si legge nella lettera, tra l’altro, grazie alla Pcc il Ruzzo otterrebbe «una dilazione nella restituzione dei propri debiti in un arco di 30 anni con la Cassa Depositi e Prestiti, riequilibrando la situazione finanziaria». «La società ha tempo fino a fine agosto per farlo», aggiunge Andrea Ziruolo, ordinario di economia aziendale all’università di Pescara, che pone sul tavolo un’altra questione sul futuro della società: «Con la legge di stabilità, dal 2015 gli enti locali dovranno caricare sui propri bilanci le perdite delle partecipate come la Ruzzo. Mi chiedo se i Comuni teramani sono in grado di farlo. Forse c’è bisogno di un “patto etico sui debiti” per affrontare il problema alla luce dei sacrifici delle imprese che finora si sono fatte carico dei servizi pubblici e che ora chiedono risposte certe». (f.m.)

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