L’appello del figlio di Roberta: spero sia fatta veramente giustizia

3 Maggio 2023

TORTORETO. «Spero che venga fatta veramente giustizia»: è l’appello lanciato da Simone, il figlio di Roberta Fiano, la 56enne di Martinsicuro travolta e uccisa dal furgone guidato da un automobilista...

TORTORETO. «Spero che venga fatta veramente giustizia»: è l’appello lanciato da Simone, il figlio di Roberta Fiano, la 56enne di Martinsicuro travolta e uccisa dal furgone guidato da un automobilista ubriaco sul lungomare di Tortoreto mentre era insieme a un’ amica rimasta ferita. Il figlio Simone, che la sera della tragedia era presente, in una lunga lettera ricostruisce quei drammatici momenti. «Non c’è stato da fare nulla perché dopo il primo passo abbiamo sentito una gran frenata e abbiamo visto un furgongino grigio scuro che veniva da nord sbandare. Nel caos dell'attimo in cui tutto questo è successo, il furgoncino ha preso l'altra corsia contromano per cercare, invano, di evitare mamma e Giuseppina. Un istante pareva le avesse evitate, ma l'ultima sterzata è andata proprio contro di loro. E poi l'impatto. Ricordo quel rumore, lo rivivo in ogni istante. Ho paura di chiudere gli occhi perché non faccio che vedere quella scena e sentire quella botta. Era il furgoncino dell'Alba basket. Dopo l'impatto è andato a finire contro il marciapiede lato ristorante, all'altezza di via Ovidio. Roberto Ionni, che era alla guida, è subito sceso e, insieme ad altre persone che erano al ristorante, ha prestato soccorso a mia madre. "C'è polso", dicevano tutti. Ho chiamato subito i soccorsi. Sono arrivati i paramedici, hanno provato in tutti i modi a salvare mamma che purtroppo è spirata poco dopo. Poi sono svenuto e mi sono ritrovato sull'ambulanza con mio zio, Tino». Dopo l’incidente Roberto Ionni, presidente dell’Alba Basket che era alla guida del furgone ed è risultato positivo all’alcoltest, è stato arrestato per omicidio stradale. «Se in un piccolo paese di mare, alle 21.50 circa di un giorno di primavera, dopo qualche bicchiere di troppo, vai a quella velocità elevatissima, assurda per la cosiddetta "zona 30", vuol dire che non ti interessa se il tuo atteggiamento possa ferire qualcun altro», scrive Simone nella lettera, «quella sera gli ho chiesto infinite volte il motivo per cui andasse così veloce. Magari aveva un'urgenza, era successo qualcosa. E invece no, era il suo modo di guidare. Come un pazzo, per divertimento o, forse, veramente per uccidere. Non mi ha riposto, mi ha solo implorato piangendo di perdonarlo. Ci proverò, anche se, ai miei occhi, Roberto Ionni è solo un assassino inconsapevole».(d.p.)