L’Arit: il Comune non può restare in questo edificio

Tortoreto, l’agenzia per l’informatica ha chiesto di riavere indietro tutti i locali Il direttore: «Non voglio una guerra tra enti, ma l’uso dello stabile è vincolato»
TORTORETO. «Nessuno sfratto, ma gli uffici del Comune di Tortoreto non possono restare nell'Arit». Il direttore dell'Agenzia regionale per l'informatica e la telematica Sandro Di Minco, insediato da cinque mesi nel suo ruolo di guida, fa chiarezza sulla questione che vede contrapposti i due enti per l'utilizzo dell'edificio di via Napoli, precisando: «Non voglio una guerra tra enti, non l'ho cercata dimostrando elasticità, ma c'è un problema serio».
Tre le questioni principali secondo Di Minco, le cui parole finiscono inevitabilmente per indicare le responsabilità della politica tortoretana degli ultimi anni nell'emergenza che ora il Comune deve affrontare, senza locali per i suoi uffici pubblici del Lido. «Negli anni '90», dice Di Minco, «la Regione decise di trasferire al Comune la proprietà dell'edificio, per rispondere alla richiesta locale di un luogo in cui insediare un ufficio vibratiano per la telematica, trasformatosi poi negli anni nell'agenzia regionale Arit. E' qui il punto: l'uso dell'edificio è vincolato alle finalità dell'Arit, nessun altro scopo è concesso».
Quindi Di Minco affronta la seconda questione: «Per questo, le successive convenzioni tra Comune e Arit per me sono di dubbio valore, ma dimostrano comunque una volontà da parte dell'agenzia di rispondere ad un bisogno del territorio. Nel 2011, infatti, l'Arit risponde positivamente alla richiesta del Comune di un uso "temporaneo" di alcuni locali per far fronte a lavori in corso nei suoi uffici del Lido. A gennaio del 2014 l'ultima convenzione, con il Comune che ha chiesto e ottenuto quattro stanze in più, oltre all'auditorium. Anche questo accordo aveva carattere temporaneo di un anno e poteva essere revocato dall'agenzia in qualsiasi momento: in ogni caso è scaduta nel gennaio 2015». A questo proposito Di Minco precisa: «Il Comune paga 12mila euro l’anno, ma l’Arit gli ha fornito 600 metri quadrati dell’ala migliore arredata e restaurata per più di un milione e mezzo di euro con i propri fondi con cui l’agenzia paga in totale anche 20mila euro di energia elettrica al mese e 20mila di riscaldamento all’anno».
Poi la terza questione affrontata dal direttore dell’Arit. «La condizione dell'Arit non è la stessa di quella tra il 2011 ed il 2014: negli anni, con il crescere dell'importanza della digitalizzazione dei servizi degli enti, anche l'agenzia è cresciuta, arrivando a 24 dipendenti», precisa Di Minco, «ora un nuovo potenziamento normativo ci chiede un ulteriore sviluppo dell'agenzia: più dipendenti, più locali necessari». Non c'è più spazio, insomma, per gli uffici comunali. Ma Di Minco cerca il dialogo: «Appena insediato incontrai l'ex sindaco Alessandra Richi che aveva già una maggioranza in crisi e non ho infierito. A giugno, ho incontrato il commissario per esporgli il problema, un mese dopo gli ho scritto. Non è vero che abbiamo sfrattato gli uffici comunali e dato il termine perentorio di 60 giorni per liberare i locali, ma dal commissario, che sicuramente la situazione l'ha solo ereditata, non ho comunque ancora avuto risposte».
Luca Tomassoni
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