L’Arlecchino batte il Comune al Tar

Annullata la decisione con cui l’ente ha negato allo stabilimento la proroga della gestione fino al 2035. In ballo altri 40 casi
GIULIANOVA. Il tribunale amministrativo dell’Aquila ha annullato la decisione con cui il Comune di Giulianova aveva negato l’istanza di proroga della concessione a tutto il 2035 allo stabilimento balneare Arlecchino. La decisione dei giudici, che porta la data del 2 luglio, è stata salutata con entusiasmo dalla Sas che gestisce lo stabilimento. «È una sentenza destinata a fare giurisprudenza», dice Morgan Di Concetto, titolare del lido Arlecchino – La Suite e presidente regionale di Federbalneari, «perché fa chiarezza in questo momento così confuso per il settore. Il Tar Abruzzo ha garantito la certezza degli investimenti affermando che il legittimo affidamento è un principio fondamentale in uno stato di diritto. Una decisione che apre le porte alla soluzione di altri 40 casi nella stessa situazione in provincia di Teramo e ben 110 in tutta la Regione».
Nella sentenza il Tar annulla la nota dell’Agenzia del Demanio e quella del Comune di Giulianova con cui era stata negata la richiesta di proroga della concessione fino al 2035. «Secondo i giudici», dice Di Concetto, «quella nota di diniego non è valida in quanto non rispetta il legittimo affidamento e non tiene in considerazione l’investimento di circa un milione di euro che ho sostenuto sul demanio aumentando di fatto il valore di un bene pertinenziale, cioè di proprietà dello Stato». Nel triennio 2005-2008 i proprietari dello stabilimento avevano ottenuto dal Comune una concessione edilizia per riqualificare il vecchio lido e costruirne uno nuovo. Quella concessione aveva ottenuto il parere favorevole dell’Agenzia del Demanio che aveva dichiarato importante l’investimento ai fini del miglioramento di un bene pertinenziale. Nel 2015 la società Arlecchino Sas chiede al Comune la proroga della concessione fino al 2035 sulla base di due leggi finanziarie, quella del 1993 che stabiliva la concessione pluriennale per il tempo di ammortamento dell’investimento, oltre ad una riduzione del canone demaniale del 50% a tutti coloro che avevano fatto investimenti su terreni demaniali e su beni pertinenziali, e quella del 2007 che aveva esteso a tutti la possibilità di ottenere la concessione pluriennale. Il Comune prima di rispondere chiede un parere all'Agenzia del Demanio, che si pronuncia negativamente appellandosi alla direttiva Bolkestein. A quel punto parte il ricorso del privato che tramite l’avvocato Ettore Nesi di Firenze chiede l’annullamento della nota con cui l’ente comunale aveva negato la proroga. «I giudici hanno riconosciuto che non può non essere considerato un investimento fatto su un bene dello Stato», conclude Di Concetto, «ora il Comune deve concedere la proroga decidendo la sua durata».
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