L’arte contro la pandemia Torna il teatro di strada

9 Marzo 2021

Due attrici e docenti di recitazione di Montorio rispolverano antiche formule «Non possiamo recitare su un palcoscenico e portiamo un sorriso nelle piazze» 

MONTORIO. Una valigia con gli abiti di scena, un cappello colorato come portafortuna, tanta voglia di riaccendere i sorrisi che i mesi di restrizioni hanno spento e di tornare a recitare dinanzi a un pubblico, seppur ristretto. Non sui palcoscenici dei teatri, i cui sipari si sono abbassati un anno fa per il Covid 19, ma per i vicoli dei paesi dell’entroterra abruzzese, in un viaggio itinerante di speranza iniziato dopo il primo lockdown e che proseguirà appena saranno consentiti gli spostamenti.
Non si sono arrese al triste fatto di essere rimaste senza lavoro due attrici e insegnanti di recitazione, Valentina Nibid di Montorio e Sara Gagliarducci, aquilana di adozione, che sotto il coronavirus hanno deciso di reinventarsi e dedicarsi all’arte di strada formando il duo “TeatroVagante” e portando l’arte nei borghi con il progetto “Diario di un viaggio teatrale alla scoperta dell’Abruzzo”. Nuovi luoghi e avventure le attendono dopo aver lanciato un appello di ospitalità alle amministrazioni comunali per una sorta di teatro “d’asporto” che arriva sotto casa e che rivitalizza le piccole comunità colpite non solo dalla pandemia, ma anche da eventi sismici e calamitosi. Un’idea nata dal forte bisogno di reagire alla condizione d’attesa che vivono da un anno i lavoratori dello spettacolo, di andare oltre i confini fisici di un teatro e di far ricominciare a vivere gli spazi pubblici all’aperto come luoghi di incontro e partecipazione. Sempre rispettando la norme. «Alle luci spente del teatro abbiamo deciso di accendere quelle della speranza e di non fermarci», raccontano, « e con l’adesione al manifesto del gruppo di artisti di strada “Spazio pubblico dal vivo” abbiamo progettato le rappresentazioni itineranti con esibizioni singole, dalla durata massima di un quarto d’ora, più ripetizioni in modo da non assembrare il pubblico e con la modalità dell’offerta “a cappello”» . Il primo tour ha toccato Azzinano di Tossicia, Castelli, San Pietro di Isola e Campli nel Teramano; Fontecchio, Civitella Alfedena, Scontrone e Santo Stefano di Sessanio nell’Aquilano; Tufillo nel Teatino. Il secondo tour prosegue in altri posti della regione per raccontare le bellezze, la resilienza e le peculiarità della nostra terra, il tutto annotato in un diario. «Il nostro programma prevede tre giornate, solitamente il weekend, in ogni tappa», spiega Valentina, «all’arrivo facciamo un sopralluogo per scegliere gli angoli dove poterci esibire e acchittati da figuranti giriamo tutto il paese per avvisare della nostra presenza. Poi inizia lo scambio con la comunità ospitante: mettiamo in scena l’ “ascoltastorie” e due spettacoli sempre in più posti in modo da garantire il mantenimento delle distanze. Per concludere salutiamo il paese “cantando” le tradizioni, i personaggi e le leggende che abbiamo raccolto su quella comunità. Siamo troppo felici quando vediamo i sorrisi e riceviamo i ringraziamenti».
Un arricchimento reciproco ben accolto nei piccoli centri. «L’arte è un’esigenza per tutti, non solo per noi addetti», fa notare Sara, «c’è la voglia di risvegliarsi dai mesi di torpore e da questa esperienza unica ci portiamo dentro un bagaglio di esperienze, di umanità, della grande bellezza che ci circonda e dello sconfinato senso di accoglienza e generosità ricevuto in un momento difficile». Nonostante l’entusiasmo per l’iniziativa, i problemi che affliggono il comparto restano. «Non capiamo perché hanno chiuso i teatri dopo l’adozione di tutte le misure», si abbandona a una riflessione Valentina, «nei posti di cultura, purtroppo, anche in condizioni di normalità non ci sono affollamenti. Qualche passo in avanti è stato fatto rispetto al primo lockdown, ma in Italia la figura dell’artista ancora non ha un inquadramento preciso e una legislazione idonea». E il pensiero corre al dopo pandemia. «Il nostro sogno è quello di tornare in scena con gli attori vicino e il pubblico davanti senza paura del contagio», conclude Sara mentre giocherella con un naso da clown, « il settore si sta aprendo a nuove prospettive anche digitali per adeguarsi alle mutate esigenze, ma il teatro non è solo spettacolo, è quello che ti porti dentro prima e dopo di esso, è lo scambio con i colleghi, con i luoghi, con il pubblico. Il teatro è dal vivo e per noi è la vita».
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