L’assassino: «Non ho capito più nulla»

12 Ottobre 2019

Cristian nell’udienza di convalida: «Ho avuto un blackout». Il difensore: «Si stavano separando, la gelosia non c’entra»

TERAMO. Un attimo può essere un tempo infinito. Impossibile da raccontare quando la vita ti scivola tra le mani e sai che nulla sarà più come prima. Cristian Daravoinea confessa ancora nell’udienza di convalida: «Ho ucciso Mihaela, è come se avessi avuto un blackout che non mi ha fatto capire più nulla».
Dopo il lungo interrogatorio del pm, l’udienza davanti al gip scandisce un’altra tappa obbligata. L’uomo che ha accoltellato a morte la sua compagna Mihaela Roua, la mamma della sua bambina di 6 anni, parla per quasi tre ore davanti al gip Roberto Veneziano in una stanza del carcere di Castrogno. Assistito dall’avvocato Fiorenzo Pavone, racconta quello che mercoledì è successo nell’appartamento di Nereto. Il rumore delle parole è quello delle lacrime che non smettono di scendere. Riavvolgere il nastro della memoria non è facile, lui parla della lite, delle coltellate, della donna presa in braccio e portata in cucina. Poi il tentativo di uccidersi, la corsa in auto, la scelta di buttarsi in mare, l’istinto di sopravvivenza che prevale su tutto. «Un racconto molto sofferto», dice il legale. Che una cosa tiene a sottolineare: «Allo stato attuale dei fatti tendo ad escludere il movente della gelosia. Il mio assistito ha raccontato che avevano affrontato il tema della separazione che ormai era una decisione presa e per questo dico che non si può parlare di gelosia».
La donna aveva deciso di lasciare il compagno e aveva parlato con un avvocato per capire quali procedure seguire. Tra le ipotesi circolate, ma che allo stato attuale il difensore smentisce, quella che il violento litigio di mercoledì sia scoppiato per la gestione dell’abitazione, l’appartamento comprato da poco con un mutuo. Nelle prossime ore il gip scioglierà la riserva: il pm Davide Rosati ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il pericolo di fuga e della reiterazione del reato.
Intanto questa mattina lo stesso pm affiderà all’anatomopatologo di Foggia Luigi Cipolloni l’incarico per l’autopsia che potrebbe essere eseguita già nella giornata di oggi.
E oggi a Nereto è atteso l’arrivo dei genitori della giovane donna partiti ieri dalla Romania. In Val Vibrata abita un’altra figlia, la sorella di Mihaela, a cui per ora è stata affidata la bambina di 6 anni in attesa dei prossimi pronunciamenti che dovranno essere adottati dal tribunale dei minori. Con lei gli zii, i nonni, ma anche e soprattutto le colleghe di lavoro di Mihaela che non dimenticheranno il sorriso e la voglia di vivere di una giovane mamma arrivata in Italia con il sogno di una vita diversa.
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