L’aut aut della Rolli ai lavoratori «Sviluppo o disoccupazione»

19 Luglio 2014

L’azienda fa sentire la sua voce per mezzo del direttore di Confindustria Teramo Di Giovannantonio «Con il cambio di contratto si perderebbero 266 euro al mese, ma si possono recuperare»

ROSETO. «Sviluppo o drastica riduzione dell’occupazione». È il dilemma che la Rolli pone ai lavoratori se non dovesse passare il progetto di trasformazione industriale redatto dai vertici aziendali, che prevede il passaggio dal settore industria a quello agricolo. A rompere il silenzio è Nicola Di Giovannantonio, direttore della Confindustria di Teramo, il quale illustra nel dettaglio la situazione a nome dell’azienda rosetana.

«Vorrei innanzitutto sottolineare», spiega Di Giovannantonio, «che la Rolli non ha rinunciato al progetto, è stata semplicemente spostata la decorrenza dell’affitto di ramo d’azienda, in attesa di una positiva evoluzione delle trattative». Il progetto presentato dai vertici della Rolli prevede l’adeguamento a un diverso modello industriale basato sulla creazione di una organizzazione di produttori che consente alle aziende agro-alimentari di ottenere facilitazioni per accedere ai fondi europei. Ma cosa potrebbe succedere se non si trovasse un accordo definitivo tra le parti? «La proprietà lo ha detto chiaramente nel corso della riunione in Regione», sottolinea il direttore di Confindustria, «i numeri in gioco sono impressionanti, ovvero si tratta di scegliere una via che potremmo definire dello sviluppo, con ricadute importantissime sul piano occupazionale, o di una di recessione che potrebbe procurare una perdita stimata di oltre settemila posti di lavoro, a fronte dell’attuale occupazione di diecimila persone (500 diretti, oltre ai 30 addetti medi per ognuna delle 350 aziende agricole), comprensivo dell’attività agricola e del relativo indotto».

L’intera operazione, comunque, non convince i lavoratori soprattutto per il taglio dei salari e per la perdita di numerosi benefici normativi previsti dal contratto dell’attuale categoria.

Ancora meno convinti dal progetto sono i sindacati, i cui rappresentanti in più occasioni hanno chiesto di conoscere nel dettaglio il progetto dell’azienda.

«Le organizzazioni sindacali, pregiudizialmente, rifiutano il passaggio a un contratto agricolo in quanto ritengono che lo stesso sia penalizzante per i lavoratori sul piano economico», afferma Di Giovannantonio, «qui, lasciatemelo dire, l’argomento meriterebbe un approfondimento, piuttosto che un rifiuto di tipo ideologico. Infatti, l’azienda nel corso della riunione in Regione, con numeri dettagliati, ha dimostrato che la differenza netta tra i due contratti sarebbe di circa 266 euro in meno (€ 1.160 anziché 1.426/mese). Su questo, l’azienda ha offerto la più ampia disponibilità a coprire tale differenza, studiandone i necessari percorsi tecnici».

Federico Centola

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