L’automotive non riesce a produrre

4 Novembre 2021

Oltre 200mila ore di cassa integrazione, pesa la carenza di materie prime

TERAMO. La provincia di Teramo è, nel settore dell'automotive, la seconda realtà regionale dopo il Chietino. Ed è per questo che la crisi della componentistica, con la carenza di materie prime e in particolare dei microchip, preoccupa non poco i sindacati di categoria che evidenziano come il protrarsi di questa situazione rischia di mettere in forte crisi un comparto che in provincia di Teramo rappresenta il 20 per cento del settore metalmeccanico in termini di aziende e il 27 per cento in termini di dipendenti. A confermare le difficoltà del comparto sono i dati delle ore di cassa integrazione richieste al 30 settembre: se nell'intera industria metalmeccanica sono state 326.296, nel settore automotive sono 202.816, il 62,16% del totale. E le prospettive, secondo i sindacati, non sarebbero rosee nemmeno per il 2022.
Una situazione che se da un lato sconta la carenza di semiconduttori, di portata mondiale, dall'altro sarebbe complicata dall'assenza, a livello nazionale e locale, di una politica industriale che metta in campo azioni di ampio respiro. «La situazione ci preoccupa molto», commenta il segretario Fiom Cgil Natascia Innamorati, « in questo momento il problema maggiore è legato alla mancanza della componentistica e, di conseguenza, alla difficoltà di lavorare gli ordini. Spesso le aziende non possono mandare un pezzo alla casa madre perché poi non potrebbe assemblare totalmente il prodotto». Molte aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione, in scadenza a fine 2021, ma che potrebbe essere prorogata anche per il 2022 e a cui potrebbero fare da contraltare, in base alla disponibilità delle materie prime, anche picchi di lavoro straordinario. «Questa eccessiva flessibilità durerà almeno fino al 2022», continua Innamorati , «e una volta superato il problema dei semiconduttori, legato al fatto che durante la pandemia c'è stata una grande richiesta di componenti per il settore dell'elettronica, avremo a che fare con i problemi legati a riqualificazione e riconversione ambientale». D'altro canto il futuro dell'automotive sarà sempre più legato alla transizione ecologica, una vera e propria sfida soprattutto per le aziende del territorio che lavorano per conto terzi. «Siamo molto preoccupati perché per quanto l'attuale situazione di difficoltà risponda a un contesto mondiale», conclude Innamorati, «registriamo l'assenza di una regia politica che gestisca il problema guardando al futuro. Al contrario stiamo gestendo la situazione solo attraverso gli ammortizzatori sociali».
Se il settore dell'automotive registra delle difficoltà ci sono altre aziende, all'interno del settore metalmeccanico, che al contrario dopo il blocco legato alla prima fase della pandemia adesso stanno ripartendo con buone prospettive. Tra queste quelle aziende legate ai lavori del superbonus. «Ci sono delle aziende che dopo il Covid sono ripartite molto bene», conferma Innamorati, «qualcuno sta anche aumentando l'occupazione, anche se non si tratta al momento di occupazione stabile. Ancora non si registra un aumento del fatturato in quanto si sta facendo fronte all'aumento dei costi di luce e gas ma ci sono aziende che stanno andando bene». Restano invece ancora al palo la maggior parte delle principali vertenze aperte sul territorio, dalla Veco alla Diba Metalli. «Sulla Veco registriamo una sconfitta della politica», conclude Innamorati, «che non è riuscita a dare un indirizzo su un'azienda che avrebbe potuto rappresentare la fonderia del territorio».
Alessia Marconi
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