L’autopsia: Di Silvestre, morte per asfissia

Dopo l’esame disposto dalla Procura, la salma riconsegnata ai familiari: martedì mattina i funerali e poi la cremazione
TERAMO. L’autopsia è l’ultimo atto di un fascicolo giudiziario senza ipotesi di reato e senza indagati. L’esame eseguito ieri mattina dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra su delega del pm Laura Colica conferma dinamiche già chiare e mette nero su bianco un’asfissia da impiccamento come causa della morte di Dante Di Silvestre, il 64enne caldaista di Mosciano che giovedì sera si è ucciso nel carcere di Castrogno dove stava scontando una condanna a 11 anni e 6 mesi per l’omicidio di un uomo al culmine di una lite stradale.
Martedì mattina, nella chiesa di Montone, l’ultimo saluto prima della cremazione.
Intanto con il passare delle ore ci cono nuovi particolari a raccontare la tragedia. A cominciare dalla richiesta di ammissione al lavoro esterno. Di Silvestre, ritenuto detenuto modello, lo aveva chiesto ma giovedì mattina, quindi poche prima del gesto estremo, gli era stato notificato il provvedimento con cui l’ufficio di sorveglianza aveva respinto la sua richiesta. Nel tardo pomeriggio la decisione di togliersi la vita nel giorno del suo 64esimo compleanno in un cortile interno di Castrogno con una corda trovata nella cassetta degli attrezzi che poteva utilizzare da quando era stato ammesso al lavoro interno nel carcere. Ha detto l’avvocato Gennaro Lettieri che lo aveva assistito sin dall’inizio: «Era nelle condizioni di essere ammesso al lavoro esterno all’istituto carcerario tenuto conto della pena inflitta, di quella già scontata e della liberazione anticipata maturata. Il provvedimento di rigetto appare pertanto, a prima vista, non comprensibile avuto anche riguardo al suo stato di totale incensuratezza e alle sue doti umani, sociali e lavorative note nell’ambito della comunità giuliese e successivamente, purtroppo, all’interno della casa circondariale dove da tempo era stato ammesso al lavoro interno. Restano, pertanto, da chiarire le ragioni che hanno impedito di usufruire del permesso premio che gli era stato già concesso a luglio scorso dall’ufficio di sorveglianza e soprattutto le ragioni del rigetto del lavoro esterno che hanno determinato l’atto estremo». Nel giugno del 201Di Silvestre era stato arrestato dopo aver accoltellato e ucciso l'imprenditore informatico 41enne di Giulianova Paolo Cialini al termine di un diverbio scoppiato per motivi stradali tra i due che non si erano mai visti fino a quel drammatico momento. Un fendente sferrato all’angolo tra viale Orsini e via Verdi a Giulianova davanti agli occhi della figlioletta della vittima: una bimba di 6 anni rimasta nell’auto del papà e unica testimone. Fu lui stesso a chiamare il 118 per chiedere aiuto.
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