L’autopsia: è morto asfissiato dal rogo

17 Giugno 2020

L’esame esclude ogni responsabilità del figlio dopo la colluttazione con il padre che voleva bruciare tutta la famiglia

CIVITELLA DEL TRONTO. È una certezza granitica quella che l’autopsia mette nero su bianco: Dritan Cobo, il 47enne albanese che ha cercato di bruciare moglie e quattro figli, è deceduto per asfissia acuta da inalazione da fumi. L’esame, eseguito ieri mattina dal medico legale Cristian D’Ovidio, ha escluso che la morte possa essere stata una conseguenza della colluttazione avuta con il figlio 19enne nel disperato tentativo di quest’ultimo di far spostare il padre dalla porta di casa che lo stesso aveva sbarrato per evitare la fuga dei familiari dalle fiamme. La Tac sul corpo della vittima, inoltre, ha escluso la presenza di qualsiasi trauma cranico riconducibile alla caduta a terra.
È evidente che l’esito dell’autopsia sia destinato a far cadere una delle ipotesi di reato del fascicolo aperto dal pm Francesca Zani che indaga per incendio e morte come conseguenza di altro reato. E proprio per questa seconda ipotesi, come atto dovuto in presenza di un esame irripetibile come l’autopsia, il nome del ragazzo è finito nel registro degli indagati. Il giovane, assistito dall’avvocato Nello Di Sabatino, ha nominato come consulente l’anatomopatologo Gina Quaglione che ieri mattina ha preso parte all’esame autoptico.Nelle ultime ore, inoltre, è emerso un particolare di fondamentale importanza per la ricostruzione dei fatti: uno dei figli con il suo telefono cellulare venerdì sera avrebbe ripreso il padre mentre cercava di bruciare la famiglia e il video è stato subito consegnato ai carabinieri. Dalle testimonianze raccolte è emersa la figura di una sorta di padre padrone che maltrattava continuamente moglie e figli e che, già in altre occasione, avrebbe minacciato di sterminare la famiglia. Le scenate nel vecchio casolare di Lucignano, tra Civitella e Campli, erano continue e sembra che già in passato il 47enne albanese, operaio ed allevatore, avesse minacciato di bruciare la moglie e i quattro figli di 20, 19, 17 e 6 anni. Fino al gesto di venerdì sera quando è rientrato a casa, sembra ubriaco, e ha cosparso di benzina pareti e divano. A svegliarsi per primo è stato il 19enne che ha raccontato di aver sentito la macchina del padre arrivare sotto casa, sbattere la porta e poi un forte odore di benzina. A questo punto si è alzato ed è entrato nella cucina dove ha visto l’uomo armeggiare con una tanica di benzina, che aveva già buttato su un divano e alcune pareti, e con un accendino. Ha detto di aver cominciato a vedere le fiamme dal divano e quindi di aver urlato per svegliare gli altri nel tentativo di farli uscire. È andato nella stanza dei fratelli più grandi che hanno preso in braccio quello piccolo per scappare, ma il padre urlando contro tutti avrebbe cercato di sbarrare la porta d’ingresso dell’abitazione per impedire la fuga. A quel punto ci sarebbe stata colluttazione con lui che ha cercato di allontanarlo dalla porta d’ingresso, mettendogli le mani al collo e spintonandolo. Il padre sarebbe caduto a terra e il 19enne, dopo aver aiutato gli altri ad uscire, è rientrato nell’abitazione ormai piena di fumo e ha trascinato fuori il padre.
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