L’Autorità di bacino dà lo stop alla discarica

17 Agosto 2019

Atri, l’ampliamento sarebbe impossibile in un’area a rischio frane. Ma deciderà il comitato Via

ATRI. C’è un documento ufficiale che potrebbe stoppare in modo definitivo l’ampliamento della discarica di Atri. È una nota dell’Autorità di bacino della Regione Abruzzo, che recita: «L’intervento in oggetto ricade parzialmente all’interno di un’area a pericolosità elevata - P2 del Pai (piano per l’assetto idrogeologico)». L’area dove dovrebbe essere realizzato l’ampliamento da 300mila metri cubi, insomma, è a rischio frane. E in un’area classificata in quel modo, continua l’Autorità di bacino, non è consentito realizzare discariche. La nota rileva anche, da parte di chi propone il progetto (ovvero il Consorzio intercomunale Piomba-Fino), una carenza di documentazione al riguardo.
È un parere decisivo? Forse sì, ma questo non si può ancora dire. Perché la nota dell’Autorità di bacino è solo uno dei tanti documenti che andranno presto all’attenzione del comitato Via (valutazione d’impatto ambientale) della Regione, dal quale arriverà il via libera o la bocciatura dell’opera. Massimo Fraticelli del Wwf Abruzzo, uno dei soggetti che da anni si battono contro il nuovo invaso, dice: «Ci attendiamo dal comitato Via un esame così attento della documentazione che non potrà che portare a un parere negativo. Facciamo rilevare che la Regione ha fatto al Consorzio richiesta d’integrazioni sia per il Pai che per la Vinca (valutazione d’incidenza ambientale), necessaria perché la discarica sta vicino a un sito d’interesse comunitario come i calanchi. Questo», continua Fraticelli, «è un progetto vecchio di trent’anni che viene fuori quando lì intorno c’è un mondo che è cambiato, c’è un territorio che ha fatto la sua scelta. Certo, ci sono troppe contraddizioni. Ci chiediamo: perché da parte della Regione non stoppare subito, perché arrivare fino al comitato Via? A chi conviene questa discarica? Sicuramente non ai Comuni del consorzio, perché è una discarica senza impianto di trattamento dove verranno conferiti rifiuti da fuori, i Comuni locali non potranno certo mandarli fuori per farli trattare e poi farli tornare qui». (d.v.)
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