L’edilizia si riprende, più lavoratori

De Sanctis (Filca Cisl): è l’effetto dell’apertura dei cantieri del terremoto 2009, ma ora bisogna far partire quelli del 2016
TERAMO. Si è arrestata, almeno per il momento, l’emorragia che ha riguardato il settore edile in provincia di Teramo.
E’ tornato a crescere il numero degli occupati, quello dei salati e delle ore lavorate. Non quello delle imprese, che continua a scendere, anche se questo non è necessariamente un dato negativo. Se sale l’occupazione e diminuisce il numero di imprese significa che queste si stanno strutturando meglio. E se finora il numero medio di dipendenti per l’88% delle imprese edili teramane oscilla fra 2 e 3, c’è speranza che salga.
A fare l’esame dei dati relativi a fine 2017 e provenienti dagli enti bilaterali dell’edilizia, è il segretario della Filca Cisl Giancarlo De Sanctis.
«Considerando anche i disastrosi dati di gennaio e febbraio 2017 a causa di terremoti, alluvioni e nevicate, che hanno ancor più aggravato la situazione, non solo si è avuto un recupero sul perduto, ma si è cresciuti rispetto al 2016». esordisce il sindacalista, «il dato positivo emerge dal periodo maggio-settembre 2017, periodo nel quale sono stati realizzati i lavori di messa in sicurezza e ripristino dei danni lievi dovuti agli eventi naturali, e l’avvio di diversi cantieri post terremoto 2009.Segno questo che la cantierizzazione post sisma 2009 è già iniziata ed in giro per la città di Teramo e per gli altri comuni danneggiati dal sisma, si vedono decine di micro cantieri non censiti, in cui regna “l’autogestione”.In notevole ritardo è invece la fase di ricostruzione post sisma 2016/2017, dovuta sempre a lentezze burocratiche ed organizzative della macchina pubblica, inefficienze brillantemente superate in Marche ed Umbria dove il fatturato dell’edilizia è quasi raddoppiato».
Il segretario della Filca Cisl fa una differenziazione fra l’efficienza dell’Ufficio speciale della ricostruzione per i cantieri pubblici e per quelli privati.
«Sugli appalti pubblici, l’Usr di Teramo ha lavorato celermente, mettendo subito a disposizione delle amministrazioni comunali, della Provincia e dell’Ater, 49 milioni di euro. A questi si aggiungono altri fondi regionali e statali fra cui 15 milioni per la manutenzione delle strade, 33 milioni per le scuole, 30 milioni dal Masterplan, 16 milioni per le periferie e 5 milioni per il dissesto idrogeologico, per un totale di oltre 150 milioni di euro di risorse pubbliche delle quali ancora non vediamo un cantiere aperto. Sulla ricostruzione privata l’Usr è molto in ritardo nella lavorazione delle pratiche il cui iter formale attraverso la piattaforma Mude, sta creando non poche difficoltà.Prima di Natale abbiamo insediato il tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera presso la prefettura di Teramo, e siamo in attesa di una sua nuova convocazione nella quale avviare le azioni previste dalle disposizioni legislative nazionali e dagli accordi fra le parti sociali ed il commissario per la ricostruzione».
Certamente, se partisse anche la ricostruzione 2016 il settore sarebbe al sicuro, visto che si consoliderebbero i risultati positivi che vedono, peraltro un aumento dei mesi medi lavorati all’anno: sono passati nel 2017 da 8 a 10, questo significa che c’è una maggiore costanza nei lavori.
«La più importante fra le novità è il rilascio del Durc per congruità da parte delle nostre Casse Edili, che permetterà di verificare a tavolino se all’interno del cantiere vi è presenza di lavoratori in nero», aggiunge De Sanctis, «attraverso il tavolo, sin dall’avvio del cantiere, si potrà monitorare la regolarità contributiva e retributiva, la congruità dei lavori rispetto alla mano d’opera impiegata, la corretta applicazione delle norme di salute e sicurezza sul lavoro, il tutto grazie all’autocontrollo sociale degli enti bilaterali del settore edile.L’obiettivo di garantire una ricostruzione post sisma legale e sicura e di trasformare tutte le risorse che lo Stato metterà a disposizione per la ricostruzione, in economia reale per il territorio, invertendo il forte stato di crisi che si protrae dal 2008; non governare questi processi equivarrebbe a far finire tali risorse nel sommerso».
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