L’egiziano: «Non sono un terrorista Isis»

27 Novembre 2018

Il giovane arrestato si difende davanti al giudice. Il padre fuori dal carcere: «Mio figlio pensa solo a lavorare»

TERAMO. Il padre fuori dal carcere a dire ai giornalisti che il figlio con l’Isis non c’entra niente «e che pensa solo a lavorare», lui davanti a pm e giudice a respingere l’ accusa di essere un terrorista pronto «immolarsi per la guerra santa». Scorre in questi due momenti la cronaca dell’interrogatorio di garanzia del 22enne egiziano Issam Shalabi, il giovane arrestato mercoledì scorso a Milano e successivamente rinchiuso nell’istituto penitenziario dell’Aquila. La Procura distrettuale (il pm David Mancini titolare del fascicolo) gli contesta di essere un soldato dell'Isis, un lupo solitario così pericoloso che per mesi, a cominciare dalla sua permanenza a Colonnella, è stato tenuto sotto controllo 24 ore su 24 per intervenire in caso decidesse di passare all'azione.
Dice il suo avvocato Alessandro Piccinini che prepara il ricorso al Riesame: «Il mio assistito ha respinto ogni addebito rispondendo alle domande dei magistrati. Ha risposto di essersi iscritto ai siti non perché sia un affiliato ma per condividere notizie di ordine religioso. Non ci sono elementi per dire che faccia parte di una cellula terroristica. A tale proposito, voglio attendere le risultanze della perizia sul materiale informatico sequestrato al mio assistito».
Il giovane, che ha scelto di rispondere alle domande del gip Romano Gargarella, non solo ha sostenuto di non essere un terrorista ma ha dato anche la sua versione delle intercettazioni a suo carico. A questo proposito, dice il legale, «ha spiegato di aver detto di avere timore di tornare in Egitto per paura di essere rintracciato dalla polizia per via di precedenti legati all'utilizzo di hascisc e all'appartenenza a gruppi ultras».
Il padre del giovane, che lavora a Milano, era arrivato all’Aquila per avere un incontro con il figlio. «Purtroppo», spiega Piccinini, «non è stato possibile perché non c'è stata ancora l'autorizzazione del magistrato, se ne riparlerà per il prossimo fine settimana. Sta seguendo la vicenda del figlio, mi sembra una brava persona, un lavoratore. In riferimento alle pesanti accuse al figlio, mi ha detto che esclude contatti con il terrorismo». Il giovane egiziano arrestato è diventato un sorvegliato speciale della Digos teramana e aquilana proprio durante la sua permanenza a Colonnella dove lavorava per una ditta di pulizie che ha l’appalto per McDonald’s.
Il suo nome era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp. Si era scoperto così che Shalabi, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, era diventato (secondo la Procura) il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati che vivono a Colonnella. Dopo l’Abruzzo si era spostato a Cuneo e infine a Milano. Oltre a Shalabi e ai due suoi connazionali, un 22enne domiciliato a Colonnella colpito da decreto di espulsione e ospitato in un centro di permanenza temporanea a Torino, e un 23enne residente a Piacenza e ricercato all'estero, sono indagati anche un altro egiziano residente a Milano e due marocchini, entrambi residenti fuori regione, per i quali al momento non è stata chiesta alcuna misura.
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