L’esercito spiana le case di Faiano

Sono inagibili dal 2009 e la demolizione è necessaria per riaprire la strada. Il dramma delle famiglie da 9 anni nei Map
MONTORIO. Sotto una pioggerellina battente che bagna i volti rigati dalle lacrime di chi ha scelto di volerci stare, si sbriciolano lentamente i ricordi di un paese. Un solo rumore di fondo, quello delle ruspe del Genio militare dell’esercito che ha cominciato ieri mattina la demolizione delle abitazioni del centro storico di Faiano, frazione a tre chilometri da Montorio, rese inagibili dal terremoto dell’Aquila, del 2009. «In venti giorni», spiegato il capitano Vittorio Martino, addetto stampa del 6° reggimento Genio Pionieri, «la squadra presente a Faiano demolirà meccanicamente, con l’ausilio di due mezzi, 14 unità immobiliari (abitate da 20 famiglie). Ogni giorno saranno presenti in loco dalle sei alle dieci unità, che seguiranno i lavori». Una squadra avvezza a questo tipo di lavoro, che nei giorni scorsi è stata impegnata a Roma nelle demolizioni delle ville dei Casamonica e che dall’agosto 2017 ha abbattuto 900 edifici, tra Abruzzo, Marche e Lazio e rimosso ben 153 mila tonnellate di macerie.
In prima linea con l’Esercito, l’ufficio tecnico del Comune e la Protezione civile, che si trovano a gestire ancora lo stato di emergenza fino al 31 dicembre con 748 persone ancora fuori casa, di cui 598 in autonoma sistemazione e 150 in alberghi di Montorio, Teramo, Roseto e Alba Adriatica. «Il Genio militare», spiega Caterina Mariani, ingegnere responsabile dell’ufficio tecnico comunale, «si occuperà delle demolizioni totali che coinvolgono 20 nuclei familiari. Al termine, saranno le ditte private a completare i lavori con le tre demolizioni parziali, che riguarderanno sempre degli edifici del centro storico, per i quali è previsto l’abbattimento del livello superiore». E’ una triste e lenta agonia quella di Faiano cominciata con il terremoto dell’Aquila, che ha costretto tante persone a lasciare le proprie abitazioni a favore di una soluzione temporanea nei Map dislocati tra Faiano e Montorio, ma poi segnata definitivamente dalle successive calamità che l’hanno colpito tra il 2016 e 2017. Sono state le eccezionali nevicate del 2017 a buttare giù molti dei tetti, di fatto già provati dalle continue scosse. A quel punto, i problemi strutturali hanno portato alla chiusura del centro storico e alla creazione della zona rossa con la conseguente interdizione del passaggio dei mezzi pubblici e privati lungo la strada. Con questi lavori di demolizione i mezzi, dice il sindaco Ennio Facciolini, «potranno tornare a transitare, e mi auguro al più presto, «sulla vecchia strada provinciale 44 che collega il paese alla frazione di Colledonico» .
Ma prima c’è un altro problema da risolvere, ed è quello della rimozione delle macerie che, dopo 9 anni, è ancora irrisolto. E la ricostruzione, quando partirà? In tanti a Faiano non ci credono più. «Non c’è una prospettiva chiara», dice Lucio De Remigis, 50 anni, che tra questi vicoli ci è cresciuto, scorrazzando ed entrando di casa in casa, «oggi demoliscono e poi? Ecco vedi quella di fronte, è la mia casa. È la prossima che verrà buttata giù. È la casa in cui sono nato, ai tempi in cui si nasceva ancora in casa, e quella in cui sono cresciuto. Mia madre sperava di tornarci». Abitata ancora dalla madre Romanina Di Sabatino, che ora ha 91 anni e dal 2009 vive non molto distante in un map, sarà la seconda casa del centro storico di Faiano a cadere, insieme alla cantina che suo padre gestiva e a tutti i suoi ricordi. Poi toccherà a quella di Lucio Abatucci, che di anni ne ha 65 e che a Faiano, nonostante non ci abiti più dal 2009, non passa giorno che non ci venga. «Sono nato qui», dice con voce rotta dall’emozione, «poi il matrimonio, i figli». Sua moglie Annamaria ieri ha scelto di non esserci perché anche se ormai della casa restano solo le mura «lì dentro c’è rimasto il cuore».
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