L’esperto: contano le condizioni sociali in cui si vive
TERAMO . L’alimentazione può aiutare ma a incidere sulla qualità della vita, e quindi sulla longevità, sono prevalentemente le condizioni sociali. Marcello Mazzoni, medico ospedaliero al Mazzini per...
TERAMO . L’alimentazione può aiutare ma a incidere sulla qualità della vita, e quindi sulla longevità, sono prevalentemente le condizioni sociali. Marcello Mazzoni, medico ospedaliero al Mazzini per 35 anni, specializzato in gerontologia e geriatria, non crede all’alimentazione come elisir di lunga vita. Perché, sottolinea, le abitudini alimentari degli attuali centenari, oltre ad essere dettate prevalentemente da una questione di necessità, avevano come tutti i regimi alimentari i loro pro e i loro contro. «Gli attuali centenari e ultracentenari», spiega Mazzoni, «seguivano un’alimentazione, che è quella mediterranea, dove prevalevano i carboidrati. La carne si mangiava raramente, il colesterolo era sconosciuto perché c’era una scarsità di proteine nella dieta. Non è un caso che all’inizio del ventesimo secolo si moriva soprattutto per malattie infettive, mentre nel dopoguerra sono aumentate le malattie cardiovascolari e quelle degenerative. La loro era una dieta povera, che però favoriva altre malattie, di tipo carenziale». Mazzoni, che ricorda come negli anni ’30 il pranzo tipo di una famiglia teramana fosse quello con mezzo chilo di pasta e «due foglie strascinate», evidenzia dunque l’alimentazione sia un fattore relativo e come fondamentali siano le condizioni sociali in cui si vive. «La gente invecchia di più dove c’è lo stress», conclude Mazzoni, «il miglioramento delle condizioni di vita, una sanità che funziona, i figli che ti seguono, sono tutti fattori che fanno la differenza. L’altezza degli italiani, ad esempio, con il miglioramento delle condizioni di vita è aumentata». (a.m.)

