L’esplosivo nascosto tra i taralli pugliesi

9 Maggio 2018

Le rivelazioni della ex moglie del capo dell’organizzazione: «Veniva acquistato su internet e trasportato in mezzo ai dolci»

TERAMO. La ex moglie del capo, dopo una burrascosa separazione, racconta che l’uomo comprava esplosivi su internet per far saltare bancomat e lo trasportava nascosto tra i caratteristici taralli pugliesi. E come vent’anni fa la ex di quel Mario Chiesa del Pio Albergo Trivulzio svelò conti miliardari segreti che avrebbero scatenato quel terremoto politico-giudiziario chiamato Tangentopoli, le accuse di un’altra donna rivelano le trame della banda finita in carcere dopo aver assaltato decine di bancomat nel Teramano, nell’Ascolano e in Toscana. Perché è anche dalle sue dichiarazioni che le indagini dei carabinieri si muovono sin da subito nella direzione giusta puntando immediatamente sui movimenti di Massimo Furio, 38enne foggiano con un negozio di cellulari a Orta Nova che investigatori e inquirenti danno a capo dell’organizzazione, con due basisti a Tortoreto, sgominata nei giorni scorsi.
Scrive a questo proposito il gip Roberto Veneziano a pagina 120 delle quattrocento dell’ordinanza di arresto dopo la richiesta fatta dal pm Davide Rosati: «La donna aveva formalmente reso sommarie dichiarazioni determinanti ai fini investigativi perchè parlava di fatti dalla stessa vissuti e di cui aveva conoscenza diretta. La donna affermava che il coniuge Massimo Furio era coinvolto in un giro deliquenziale nel cui ambito era solito acquistare su internet esplosivi che faceva giungere presso il suo negozio “Cellulopoli”, utilizzando quale prestanome Liberti Michele. Tale illecito materiale era quindi destinato all’organizzazione per gli assalti ai bancomat in tutta Italia colpendo, nel recente periodo, la zona di Teramo. Esplosivo trasportato, sempre a detta della donna, durante le ore notturne e celato tra i taralli».
Le indagini dei carabinieri, serrate e certosine, ricostruiscono passaggi e movimenti di una banda che, pur non appartenendo a nessuna organizzazione criminale, ne aveva il modus operandi. A cominciare dai soldi messi da parte per pagare le spese legali di chi finiva in carcere e sostenere i loro familiari. Ma non solo. Perchè, svelano le migliaia di intercettazioni, ognuno aveva il suo ruolo, ognuno sapeva come muoversi. Dal noleggiare le macchine per i colpi (tutte rigorosamente pulite) ai sopralluoghi, dalle vedette alle staffette. Ovvero, in particolare, chi era in grado di trasportare l’esplosivo. «Attenti alla grigliata» dicono i banditi al telefono facendo riferimento al materiale. E quando, dopo vari assalti, i controlli delle forze dell’ordine s’intensificano con un’attività di vigilanza continua, la presenza dei carabinieri sulle strade nelle telefonate diventa: «Qui ci sono i temporali, piove tanto, le strade sono allagate».
Scrive ancora il gip a pagina 303 dell’ordinanza: «Hanno generato un sistema ad ampio respiro e di portata criminale di certo più ampia di quanto possa trasparire allo stato degli atti se sol si consideri che in pochi mesi di intercettazioni gli ufficiali di polizia giudiziaria operanti hanno individuato numerosi obiettivi che stavano per essere aggrediti in zone del Paese assai eterogenee tra loro, allo stato sorretti da un concreto e specifico assetto indiziario, trasudante serio disvalore penale. Ciascuno degli indagati svolge il suo ruolo, consapevole del vincolo omertoso che avvince i consorziati, intenti solo alla spregevole indiscriminata ricerca del profitto».
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