L’ex sindaco Monti «Danni dell’alluvione per colpa del Comune»

30 Luglio 2017

Tortoreto, polemica sul maxi risarcimento a un cittadino «Ignorati i segnali di allarme dei tecnici dell’ente»

TORTORETO. «Il Comune conosceva i rischi del fosso Sant’Egidio già prima dell’alluvione del 2007, ma non fece nulla». Questo il durissimo affondo dell’ex sindaco di Tortoreto Gino Monti ad un altro ex primo cittadino, Domenico Di Matteo. A riaprire dopo dieci anni a ferita dell’alluvione, è stata la recente condanna al risarcimento di 180mila euro che il tribunale di Teramo ha inflitto al Comune di Tortoreto per uno dei danni causati dal fango che dalle colline raggiunsero il centro del Lido nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre, quello ad una villa privata. Per il giudice, pur essendo di proprietà privata il tratto di fosso dove avvenne la tracimazione, il canale naturale era di uso ed interesse pubblico. Sulla questione indagherà la commissione consiliare di vigilanza, ma intanto Monti aggiunge un tassello al dibattito creatosi, carte alla mano: «L’alluvione è avvenuta tra il 6 ed il 7 ottobre del 2007. Ma già il 24 aprile dello stesso anno, il legale del proprietario della villa poi danneggiata aveva inviato al Comune e non solo una nota titolata “denunzia di danno temuto”, segnalando il “grave pericolo” provocato dalla realizzazione di un muro di contenimento di due nuove palazzine proprio nel bel mezzo del canale di scolo naturale dell’acqua piovana proveniente dall’intera collina. Poi, da una nota degli uffici comunali di inizio maggio, si scopre che i tecnici dell’ente avevano confermato immediatamente il problema, smentendo l’ipotesi di abusi edilizi rispetto all’autorizzazione data dal Comune e aggiungendo il rischio provocato dell’ostruzione del canale da parte di folta vegetazione: gli stessi tecnici comunali parlavano di necessità di interventi urgenti». Interventi mai realizzati, come racconta la missiva di oltre un anno dopo (nel frattempo c’era stata l’alluvione) dell’avvocato del cittadino danneggiato, che parlava di “mancata inalveazione”, di assenza di “opere concrete” da parte del Comune, spiegando che la pulizia era avvenuta solo dopo l’alluvione e segnalando un ulteriore restringimento del fosso per un’altra palazzina. «Alla mancanza di risposte concrete», aggiunge Monti, «il cittadino ha deciso di denunciare l’ente. Ne aveva tutto il diritto, come oggi ha il diritto di essere risarcito per i danni di cui è stato vittima e per l’incuria e la negligenza di allora da parte del Comune». Monti, poi, si smarca anche da sue possibili responsabilità nella vicenda: «Sono stato eletto quando il procedimento giudiziario era già partito e non ne sono mai venuto a conoscenza, se non nei giorni scorsi dopo la condanna».
Luca Tomassoni
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