L’Hatria si ferma fino a gennaio 140 operai a casa per tre mesi

L’azienda di Sant’Atto che produce sanitari ha bloccato la produzione per smaltire il magazzino e alleggerirsi degli stipendi di parte del personale, che è stato messo in cassa integrazione
TERAMO. L’Hatria si ferma. L’azienda di Sant’Atto, che produce sanitari e che dal gennaio 2014 è di proprietà di Cobe Capital, un fondo di investimento americano, da lunedì ha iniziato le procedure per fermare la produzione, che secondo i programmi non dovrebbe ripartire prima della fine di gennaio, a meno di buone notizie provenienti dal mercato. La conferma arriva dall’amministratore unico Vincenzo Panza.
«Lo stabilimento si ferma dai due ai tre mesi, valuteremo in base ai fatturati dei prossimi mesi. Noi utilizzavamo già il contratto di solidarietà dall’anno precedente e l’abbiamo riconfermato quest'anno: la fermata temporanea è uno strumento complementare per far fronte un'esigenza contingente che si è verificata in questi mesi. Noi abbiamo sempre lavorato con una cassa propria, non abbiamo un indebitamento bancario: questo fatto si combina con un evento contingente del periodo che stiamo andando ad affrontare. C’è infatti una sorta di stagionalità della ceramica, per cui d’inverno si producono più scarti a cui si aggiunge la flessione di fatturati nei mesi più freddi, almeno novembre dicembre e forse gennaio. A questo si aggiunge una serie di eventi finanziari, come il pagamento di imposte e delle tredicesime. Per far fronte a calo delle vendite e al resto si è resa necessaria questa misura».
Interessati dalla fermata, su 190 dipendenti, sono 140 lavoratori, ovvero gli addetti alla produzione. Operai che utilizzeranno le ferie e la cassa integrazione, oltre alla solidairietà. «Continuiamo naturalmente con lo sviluppo dei prodotti: si ferma solo la parte produttiva», conferma Panza, «abbiamo un magazzino che ci consente di far da ponte fino alla ripartenza». Il magazzino dunque è pieno. Il problema principale risiede dunque in una contrazione dei mercati, soprattutto quelli esteri. «Lo stabilimento è fra i più avanzati tecnologicamente in Europa», osserva l’amministratore delegato, «per noi è motivo d'orgoglio, ma una tecnologia così avanzata ha costi elevati, quindi ha bisogno di volumi costanti di produzione. Quando questi vengono meno, anche per una contingenza di mercato, questo è il risultato». Il problema non è tanto il mercato italiano, che secondo Panza dà «risultati soddisfacenti», ma quello straniero, soprattutto con i problemi di stabilità dei Paesi dell’ex Urss e il crollo del rublo. Certo è che l’azienda ha avviato da tempo una ristrutturazione dei canali commerciali.
L’Hatria da gennaio 2014 ha definitivamente tagliato il cordone ombelicale con la precedente proprietà, il gruppo Marazzi. Un paio di mesi dopo l’azienda ha riaperto i battenti con l’obiettivo di applicare il piano industriale: potenziare la struttura commerciale e rendere più efficiente quella produttiva. Il tutto per recuperare quote di mercato e aumentare il fatturato. (a.f.)
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