L’Infn deve fare controlli sull’acqua del Gran Sasso

15 Dicembre 2022

TERAMO . L’istituto di fisica nucleare dovrà tenere sotto controllo l’acqua “di stillicidio” nel Gran Sasso. È quanto stabilisce il Tar con la sentenza in cui respinge il ricorso dell’Infn sulle...

TERAMO . L’istituto di fisica nucleare dovrà tenere sotto controllo l’acqua “di stillicidio” nel Gran Sasso. È quanto stabilisce il Tar con la sentenza in cui respinge il ricorso dell’Infn sulle prescrizioni connesse al rinnovo dell’autorizzazione regionale allo scarico nel fosso Gravone di reflui provenienti dai laboratori. L’istituto ha inserito nella richiesta non solo l’acqua depurata dei servizi igienici e utilizzata nelle sale, ma anche quella che trasuda dalle pareti della montagna e viene raccolta in apposite canalizzazioni. Quest’ultima, secondo l’Agenzia per l’ambiente cui fa riferimento la Regione, va sottoposta a specifici controlli in attesa dei quali l’autorizzazione non può essere rilasciata.
L’atto che consente solo in parte lo scarico stato impugnato dall’Infn in quanto il provvedimento equipara le acque “di stillicidio” a quelle sotterranee «benché se ne differenzino perché non si trovano nel sottosuolo, ma stillano dalla roccia in conseguenza della realizzazione delle sale del laboratorio, non sono (o comunque non sono più) a contatto diretto con il suolo e/o il sottosuolo, confluiscono in una canalizzazione realizzata in fase costruttiva e sono infine impiegate anche per raffreddare gli impianti».
Per l’istituto, inoltre, gli ulteriori accertamenti sul sistema di controllo e convogliamento dei reflui dovrebbero essere a carico dell’Anas cui fanno capo le gallerie autostradali. Il collegio presieduto da Germana Panzironi, però, ha respinto entrambe le tesi. «La decisione della Regione di disporre un monitoraggio delle acque di stillicidio è del tutto coerente e funzionale a decidere se eventualmente preservarle, separandole dalle acque destinate allo scarico, o se lasciare che confluiscano nel fosso Gravone ove risultino contaminate», afferma il Tar, «soprattutto dopo aver indagato quali siano le cause dell’eventuale contaminazione, considerato che all’origine esse hanno la qualità delle acque sorgive di falda». L’istituto, inoltre, ha l’obbligo di adempiere a tutte le prescrizioni al di là del ruolo dell’Anas. (g.d.m.)