L’innovazione digitale dell’Inps affidata al teramano Di Nicola

L’ingegnere che ha venduto una startup ad Amazon scelto dall’istituto nazionale di previdenza «Li ho criticati quando la piattaforma andò in tilt per il bonus Covid e loro mi hanno chiamato»
TERAMO. Vista dal 2021 questa storia ha un che di magico. Racconta che le parole toccano sensibilità e aprono orizzonti. Perché è dalle parole di un post che Vincenzo Di Nicola, il 41enne ingegnere teramano che qualche anno fa ha venduto ad Amazon la tecnologia della sua startup sui pagamenti, è diventato il nuovo responsabile per l’innovazione tecnologica e trasformazione digitale dell’Inps.
Cittadino del mondo senza mai dimenticare la sua provincia anche negli anni della Silicon Valley, quando nell’aprile dell’anno scorso il sito dell’Inps andò in tilt per il bonus Covid, Di Nicola non esitò a mettere nero su bianca rabbia e amarezza. «Mesi fa», ricorda lui stesso sui social nell’annunciare l’incarico all’Inps, «scrissi qui un articolo molto duro in seguito ai disservizi Inps legati al bonus Covid il 1° aprile 2020. L’ho detto spesso e mi piace ripeterlo. Io devo molto alla pubblica amministrazione. Ci sono nato dentro: mia madre ha lavorato 34 anni al Telegrafo e allo sportello di Poste a Teramo, mio padre 33 anni all’ufficio anagrafe del Comune di Teramo. La pubblica amministrazione mi ha fatto crescere sano, regalato una bellissima infanzia e permesso di imparare l’inglese con un viaggio studio premio per i figli dei dipendenti di Poste. Per questo il 1° aprile mi fece male vedere i problemi che la pubblica amministrazione stava arrecando agli italiani. E per questo avevo esortato l’Inps a cambiare drasticamente passo e aprirsi alla modernità: sia come tecnologia che modalità operative che relazione con il cittadino. Che dire? Sono stato accontentato».
E così ha scritto in una nota il presidente dell’Inps Pasquale Tridico nell’annunciare l’arrivo di Di Nicola: «Questa collaborazione vuole essere un esempio di ricerca di eccellenze professionali al servizio della pubblica amministrazione, della sua trasformazione digitale». Raggiunto telefonicamente Di Nicola dice che entrerà nel merito tra qualche tempo, risultati alla mano. Con il puntiglio di chi ha il gusto del lavoro ben fatto, del talento da non sprecare. Per ora si affida ai social. «Ho realizzato un sogno: ho finalmente l’onore di servire, concretamente, il mio Paese», scrive, «un grande potere, ma soprattutto una grande responsabilità verso tutti i cittadini. E farò di tutto per meritarmi sul campo la fiducia accordata. Gli altri, lo Stato, siamo noi e solo noi possiamo cambiare le cose. Per riprendere le parole di Kennedy ho voluto essere in prima linea sulla frontiera e aiutare nei fatti il Paese. Voglio che l’Inps sia il faro per la Pubblica amministrazione delle nuove tecnologie e di supporto alla crescita per il cittadino. Voglio che l’Inps sia un esempio virtuoso per tutta la pubblica amministrazione e che ogni cittadino italiano tragga il massimo vantaggio dalle tecnologie moderne: non solo semplificando ma anche rendendo più prospera la propria vita. Questa è l’essenza dell’Innovazione».
Prima cofondatore di GoPago, la startup acquisita da Amazon, nel 2015 Di Nicola ha creato Conio, tra le prime società fintech in Europa ad offrire alle istituzioni finanziarie, banche e assicurazioni, soluzioni integrate per la gestione di asset digitali, dai wallet per la gestione delle criptovalute all’integrazione dei protocolli blockchain all’interno di carte e servizi di pagamento su smartphone.
Nel 2018 Conio ha chiuso un round di finanziamento da tre milioni di dollari. «Sette anni fa buttavo giù le prime basi di Conio comprandone il sito web e pensando a come costruire una compagnia ad altissimo contenuto innovativo in Italia», scrive a questo proposito, «e abbiamo dimostrato nei fatti che -per quanto duro, ai limiti del masochismo- questo è possibile. Siamo diventati in Italia punto di riferimento in Italia per la gestione delle cryptovalute (specialmente Bitcoin) e sbalordito analisti e osservatori stranieri. È più unico che raro che un fondatore di una startup in fortissima ascesa nel lasci la guida per dedicarsi al bene pubblico. Ma hanno compreso lo spirito che mi muove e perché lo faccio».
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