«L’ospedale deve rimanere a Villa Mosca»

Nasce un comitato promosso da Topitti per contrastare lo spostamento a Piano d’Accio
TERAMO. Il no della Asl alla proposta di project financing presentata da Pizzarotti rende di nuovo incandescente il dibattito sulla collocazione del nuovo ospedale. A riprendere fiato e vigore sono soprattutto i contrari alla realizzazione della nuova struttura a Piano d’Accio. Tanto che è stato costituito un comitato contro lo spostamento dell’ospedale da Villa Mosca. Ne è promotore il presidente comunale di Confesercenti Antonio Topitti che riassume per punti i motivi della contrarietà alla delocalizzazione. «Prima di tutto perché il sito scelto a suo tempo da chi volle realizzarci il Mazzini è il più salubre del territorio comunale», spiega, «poi perché è facilmente raggiungibile ed è dotato di infrastrutture e servizi come eliporto e parcheggio». Non ci sarebbero evidenti problemi nella struttura esistente causati dal sisma. «I due lotti dell’ospedale ad oggi non sembrano aver subito danni neppure alle tamponature», sottolinea Topitti, «e non è stato reso noto nessuno studio sui reali rischi sismici». Il presidente del comitato ricorda, inoltre, che i circa 82 milioni stanziati dal ministero della Salute erano destinati all’adeguamento degli ospedali in funzione sul territorio provinciale. La Regione li ha dirottati verso la realizzazione di una nuova struttura, ma secondo Topitti la «non convenienza a ristrutturare l’esistente ad oggi è stata solo propagandata a parole dai dirigenti Asl senza nessuna documentazione reale di appoggio». La rinuncia alla delocalizzazione eviterebbe «un ulteriore depauperamento dell’area urbana» e a Villa Mosca ci sarebbero spazi di proprietà dell’azienda sanitaria e del Comune in cui realizzare nuovi padiglioni qualora quelli in funzione non fossero recuperabili.
I QUARTIERI. Anche il coordinamento dei comitati di quartiere e frazioni insiste sulla necessità di riconsiderare lo spostamento dell’ospedale a Piano d’Accio. Il presidente Domenico Bucciarelli sottolinea che la bocciatura della proposta Pizzarotti conferma i dubbi da lui espressi sull’operazione. «Comportava dei costi per la collettività assai sostenuti», osserva, «solo il canone annuo avrebbe comportato un onere per la Asl di dieci milioni di euro per tutta la durata della concessione». La procedura di realizzazione e la localizzazione dell’ospedale, secondo lui, vanno dunque rimesse in discussione «in base ad un’analisi comparativa seriamente fondata su costi e benefici, non solo di carattere economico-finanziario». Per il coordinamento, l’area di Villa Mosca resta il sito più idoneo. Sulla scelta della collocazione migliore Bucciarelli annuncia l’apertura di un tavolo con sindacati e associazioni come ulteriore esempio di partecipazione democratica. «A tal proposito dispiace che sull’argomento non si sia ancora pronunciato il sindaco D’Alberto», afferma il presidente, «il quale, di contro, ha preferito spostare l’attenzione sulle future caratteristiche del nuovo ospedale a Teramo che, per legge, non può che essere di secondo livello».
CORONA. Sulla questione interviene anche il consigliere comunale di “Oltre” Luca Corona. «La base fondamentale di ogni riflessione è che Teramo abbia un ospedale di secondo livello», afferma, «con caratteristiche specifiche e moderne. Chiarito questo, la collocazione passa in secondo piano», spiega, «fermo restando che l’ospedale deve essere realizzato nel territorio comunale di Teramo». Piano d’Accio, secondo lui, avrebbe caratteristiche adatte di accessibilità grazie alla vicinanza con l’autostrada e la ferrovia «per consentire alla struttura di essere attrattiva anche alle altre province e da fuori regione». Gli spazi già di proprietà della Asl a Casalena, però, consentirebbero una sostanziale riduzione dei costi. Corona insiste anche sulla riqualificazione dell’attuale ospedale. «Va utilizzato per aprire la facoltà di medicina», conclude, «creando un polo che porterebbe lustro alla città». (g.d.m.)
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