«L’ospedale di Atri è ormai moribondo»

17 Gennaio 2018

Il comitato “Il San Liberatore non si tocca” replica a Monticelli che ha parlato di attività in aumento

ATRI. Il comitato “L’ospedale di Atri non si tocca” critica ferocemente il consigliere regionale Luciano Monticelli. Oggetto del contendere un comunicato stampa in cui Monticelli illustra i dati dell’attività del Sal Liberatore, esprimendo soddisfazione per l’incremento di interventi chirurgici, ricoveri e prestazioni ambulatoriali. E rivendicando tuta una serie di interventi a favore dell’ospedale di Atri.
Il comitato si ritiene attaccato da Monticelli, che in quella nota ha criticato chi continua a lanciare allarmi sull’ospedale. Un comitato che – ricordano i componenti – è portatore di 16000 firme di cittadini dell'area vasta.
«Lei caro Monticelli ha perso ogni contatto con i cittadini e con il suo territorio, preferendo discutere della situazione dell'Ospedale San Liberatore all'interno delle segreterie di partito o avvalendosi di comunicati stampa autoreferenziali escludendo proprio i cittadini che si avvalgono delle prestazioni sanitarie», si legge in una nota del “San Liberatore non si tocca”. Che ricorda come la Regione abbia penalizzato l’ospedale atriano «con la chiusura del punto nascita e conseguente declassamento della pediatria guidata eccellentemente dal dottor Di Pietro». E accusa Monticelli di utilizzare gli ottimi numeri fatti dall’oculista Paone o l’endocrinologo Raggiunti che tengono «a galla un ospedale moribondo. Sì moribondo caro Monticelli per vostra colpa... perché cosa succederà se questi medici si trasferissero altrove?».
Il comitato chiede a Monticelli i flussi delle partorienti che ora non vanno più ad Atri dove siano diretti: a Teramo o in altri ospedali abruzzesi generando mobilità passiva interprovinciale?
«Ci dica, visto che all'indomani dal suo insediamento era molto preoccupato, com'è la situazione relativa alla cucina ospedaliera o relativa alla Rianimazione oppure inerente alla carenza di personale», incalza il comitato, «ci dica concretamente quale strumentazione diagnostica è arrivata in questi tre anni. Ci dica quale siano le prospettive future del nostro ospedale. Ci dica se è riuscito a raggiungere l'obiettivo di prevedere nel nostro nosocomio la possibilità di impiantare i pacemakers visto che era una sua priorità. Non si nasconda dietro numeri che confermano la professionalità di singoli medici della quale lei non ha alcun merito, ma inizi a portare risultati concreti che garantiscano un futuro certo per il San Liberatore. Lavori per restituirci ciò che ci è stato tolto ingiustamente perché voi ce l'avete tolto... quando lo farà saremo i primi a riconoscerglielo».
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